Giunto l’inverno, e riesumato il giubbino di pelle appaio, inevitabilmente, più feroce che pria. Cerco di addolcirlo con la pashmina arancione del farfallifero (era un pezzo che non ti chiamavo così, eh?) ma resto feroce: rigida e svettante come un traliccio, il giubbino è un po’ rigido, quindi emergono e mi si muovono solo le gambe, conferendomi un’aria Robocop che fa sentire i cittadini più sicuri. Mi fermo dunque dai fruttivendoli on the road sotto casa onde acquistare nell’ordine: due chili di clementine, tre loti

(ma non erano cachi? E se son cachi… O diosperi, come ho sentito di recente da una toscana? Loti. Prendo nota), quattro zucchine, due grappoli giganti d’uva. Lattuga, pomodori, limoni, olio, acqua, tutto a posto? Niente grazie. Ammazza che sicurezza, la ragazza. Eh lo so. E intanto penso Io? La sicurezza? Quante ne fa un giubbino di pelle nera un po’ rigido. Vado a squagliarmi sotto la doccia, con permesso, che tutta questa rigidità non mi si addice.

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