Scrivo seduta vicino alla stufa di casa a supplire all’abbraccio che già manca forte e sono tornata solo da qualche ora, sei giorni con te a scavalcare insieme il confine tra l’anno vecchio e quello nuovo, sul divano, con le candele

e lo spumante, guardando film. Cucinare un sacco di cose, comprarci il Das e le bolle di sapone

, tu monti a mano una crema per il tiramisù che è un velluto ,

mi svegli il primo gennaio con le crêpes e i fiorellini di mandarino ,

ci si fa un pranzuccio di tutto rispetto

col concerto della wiener philarmoniker di sottofondo, ché io l’ho messo su perché a casa lo si sente sempre e invece quest’anno noi l’abbiamo visto e loro no, ed è una cosa strana, e tu stai sempre a lavare i piatti, e io sto sempre ad affettare qualcosa, e ci guardiamo anche Colazione da Tiffany e pure Ferro 3 e il favoloso mondo di Amélie, e ci mangiamo il mondo e a te ti si capovolge la tartaruga della panza mettendosi dal lato del guscio e io conto di diventare insieme a te come Rosie e Dan di Pappa e Ciccia e mi pare che abbiamo cominciato bene.

Non so, cosa lo scrivo a fare questo post, noi li sappiamo questi sei giorni, io li so minuto per minuto, e il punto è solo che io sto così bene, e noi stiamo così bene, che l’unico margine di miglioramento che mi viene in mente è accumulare uno dopo l’altro un numero sempre più alto di questi giorni e di queste notti.

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