Greenwich mi impone di scrivere perché si è rotto del bilancio di fine anno.

Quest’anno è cominciato che mi fa male l’alluce del piede sinistro. Prontamente mi vado a cercare siti altamente scientifici di riflessologia terra terra che mi dicano tipo Se ti fa male l’alluce sinistro c’hai le corna. Cerco consolazione in Vertigo che sa tutto come Pico De Paperis ma sbaglio decisamente indirizzo e lui mi conferma Sì sì sono sicuro che c’hai un cesto di corna. Invece i siti altamente scientifici che ho trovato dicono che se ti fa male l’alluce sinistro ci sono tensioni nelle relazioni con l’ambiente.

Che potrebbe voler dire qualsiasi cosa, dall’affitto da pagare al fatto che piove come ai tempi di Noè, è il bello delle ciarlatanerie, sono taglia unica e stanno bene a tutti.

Mi sento di poter dire con un certo grado di sicurezza però che queste tensioni siano correlate alla mia nuova coinquilina, e adesso mi accingo ad aprire il filone PC (PartenoCoinquilina) perché questa donna è una fonte di aneddoti inesauribile. Ovviamente poi sono cazzi miei l’evitare che lei venga a conoscenza mai del mio blog. Ma non ce la faccio, qualcosa la devo dire. Matricola ventenne, prima volta che esce di casa sua, laddove è figlia più piccola con fratelli grandi e genitori danarosi, quindi cresciuta nell’ovatta e mai ha sentito la parola No. Pensate a quanto sia in grado di sopportare la solitudine: da uno a dieci, meno tre. Più di trenta secondi non sa stare zitta, ho cronometrato. Eccesso di premurosità, dai laviamo i piatti in due (che palle), dai fumiamo insieme (uff), sai ti ho rifatto il letto (No cazzo! Non toccare il mio letto!). Bassa concezione del concetto di proprietà e di privacy (Ma mi hai finito le Pringles! – No ci sono ancora – PC, ce ne sono tre. Tre). Le ho trovato le repliche di Un p*sto al sole per avere un po’ di pace. Sta tre quarti della giornata al telefono. Maniaca della pulizia ma a modo suo. Comincia a lavare i piatti ma si annoia da sola in cucina e li lascia a metà (Li faccio domani!). Passa la scopa ma non lo straccio. Apre lo spazzolino NUOVO e lo mette nell’acqua bollente. Si cambia il pigiama ogni due giorni perché Si è sporcato i bordi sul pavimento. Paura del buio, se non ci sono io non spegne la luce. Di giorno quando io grazie a dio sono al lavoro, bussa in camera di Alice, che vorrebbe magari studiare o starsene in santa pace col consorte, dalle venti alle trenta volte al giorno. Si sente sola e ha nostalgia. Dopo cinque giorni che sta qua. Dice non ho amici. Se li aspettava inclusi nel prezzo dell’affitto? Senza neanche aver iniziato ad andare all’università? Il bilancio più veloce del west. Le vicine mettono un po’ di musica bassa alle nove di sera e lei si lamenta Non è mica tanto tranquillo questo condominio! – e poi lei parla al telefono e ride fino a mezzanotte a 180 decibel, svegliando credo dai due ai tre piani compresi i dirimpettai dall’altro lato della strada. Vuole dipingere di fucsia il lampadario (col cazzo), cambiare la tenda gialla (col cazzo#2), farsi la tv di fastweb (col cazzo#3), cambiare la disposizione dei mobili (col cazzo#4), finirmi le Pringles (la ammazzo. Presto la ammazzo).

Cambiamo argomento prima che mi metta nervosa.

Faccio sogni che mi creano paranoie e complessi, cerco di farmeli passare da sola, anche se un po’ mi faccio del male, una roba un po’ masochista e malata che mi fa sentire come quando giovine e di belle speranze ascoltavo apposta canzoni strazianti per piangere ancora di più su qualche giovine che non mi si filava. Venerdì torno in luna di miele, si progettano viaggi e concerti insieme, e lui ci fa il ritratto di das, a me, a lui e al cane.

Gioco ad Arkanoid online. Scarico nuove serie per iniziare l’anno in bellezza. Sto leggendo un coso in francese bellissimo e resto dieci minuti a rileggere una frase facile facile da cui non mi riesco a staccare. La messaggio a L. come faccio spesso in questi casi: “la pièce était dardée de rayons poudreux”.

Ho voglia di parlare inglese.

L’altra sera esco da lavoro e piove piano, mi tolgo gli occhiali che tanto si bagnano e mi lascio pizzicare le guance dagli spilli sottili e radi, vedo tutto sfocato, ascolto All I need dei Radiohead, cammino, aspetto l’autobus e mi sento un po’ felice, mi sento invisibile e mi piace.

Ho visto Lussuria, con quattro lancianesi, all’Embassy, che sembravamo quei circoli di italiani nostalgici emigrati in America. Lussuria dura tantissimo tempo ed è meraviglioso. Lei ne ha parlato perfettamente. Io annoto solo alcuni punti che mi hanno incantato: le mani sottili delle donne che spostano velocissime le tessere del Mahjong. I vestiti di lei. Le sue gambe sottili. La violenza perfetta del sesso che mi ha reso ancora più urgente la trasferta di venerdì. Il monologo rabbioso di lei che parla dei loro amplessi al capo della resistenza.

Penso a quanto alla PC non piaccia stare da sola e quanto invece piaccia a me e sono incredula di fronte a qualcuno che da solo non sa che fare e a cui dà evidentemente fastidio il suono dei propri pensieri. Non so quanto durerà questa convivenza, sarò stronza ma mi auguro molto poco. Non mi è mai piaciuto fare la babysitter, di certo non comincio adesso.

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