Ero sul treno a quell’ora, domenica alle 20.00, tornavo a Roma da Milano, mentre quest’uomo straordinario era seduto di fronte a Fazio. Ero sul treno e ho chiamato lui perché mi facesse sentire dalla tv per telefono tutta l’intervista, perché non me la sarei persa per niente al mondo. Ho riascoltato la voce con cui ho parlato al telefono qualche settimana fa, che ho intervistato, che pubblicherò a breve, lo ascoltavo e mi emozionavo, muta col telefono all’orecchio, sorridendo da sola, con l’occhio lucido, seduta nell’eurostar.

L’autore di quel libro di cui parlavo qualche post fa: Sul treno, all’andata e al ritorno, leggo un gran libro, perché è un gran libro e perché devo intervistarne l’autore, che è un grande autore e un grandissimo uomo. Poi magari ve ne parlo.

Lui, il suo libro, e la sua storia.

E io sono felice e onorata di averci potuto parlare al telefono per quaranta minuti, registratore alla mano, e credo che sia una di quelle cose che racconterò ai nipotini, sulla famosa veranda col dondolo, quando io avrò l’età che lui ha adesso.

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