Un raro weekend a casa, a Roma, senza prendere treni per Milano o bus per Lanciano, io a casa, da sola e basta. Dormo un numero imprecisato di ore, appena sveglia mangio tre sfogliatine glassate e un pezzo di Cote D’Or con le nocciole intere, per colazione, guardo un numero imprecisato di puntate di Heroes e di How I met your mother, finisco di leggere lei e lo adoro, la adoro, le voglio dire che la adoro, cucino, mi faccio gli gnocchi gorgonzola e radicchio, li mangio guardando un’altra puntata di non so cosa dei due, dormo un’ora, telefono a lui un numero imprecisato di volte, resto in pigiama, mi faccio un cofano di popcorn, mangio un barattolo intero di pesche sciroppate, mi scaldo gli gnocchi avanzati per cena, mi faccio latte e nesquik, mi prende un vago senso di colpa per la giornata che sta per finire senza aver prodotto niente di utile e decido di lavarmi, di lavare i piatti, di fare una lavatrice di bianchi e stenderla. Dalle 23 all’una. Scrivo una scheda di valutazione di un libro cattivissimo e mi diverto parecchio, leggo un po’ di racconti da valutare per Toilet, traduco un tot di pagine, leggo il prossimo libro che devo valutare, tengo acceso Last.fm e non riesco a decidere che genere di musica voglio come sottofondo, salto da un momento all’altro da Artisti simili a Lauryn Hill ai Kings of Convenience, dai Foo Fighters agli Psapp, da Emiliana Torrini ai Postal Service. Telefono a lui, lui dorme sul divano, mi risponde dormendo e stamattina non ricorda la telefonata. Con tutto quello che ho mangiato stanotte sogno Mohinder Suresh di Heroes (nelle settimane precedenti ho avuto storie con Isaac Mendez e Nathan Petrelli), L. mi dice che basta con questi telefilm, io dico E perché?, a ognuno il suo stupefacente, sogno che sono in India a studiare o lavorare, lavorare credo perché ci sono due mie colleghe, e tutti abitiamo lontanissimo dal posto di lavoro e per tornare a casa dobbiamo fare ore e ore di autobus o passaggi in macchina, e c’è un tizio viscido e inquietante che mi vuole e che scopro si è fatto una copia delle mie chiavi di casa, io mi incazzo come un’ape, lo aggredisco, lui resta impassibile e tranquillo, quasi incredulo, mi dice Che c’è di male, è lui con altre persone a riaccompagnarmi a casa in macchina ma io non mi fido e sospetto che stiamo perdendo tempo, imboccando strade a caso, non riesco ad orientarmi, non so dove sono e odio la sensazione, odio loro di cui non mi posso fidare, mi ritrovo in una sorta di locanda all’aperto a mangiare una cosa gommosa nera fuori e bianca dentro con forma e dimensioni di un palloncino, credo che sia una medusa, il sapore non è male. Voglio andare a casa, e questi non mi ci portano, e quel pazzo ha le chiavi di casa mia. Paura e rabbia. Mi sveglio. È domenica e oggi pomeriggio vado con A. e una mia collega a vedere Linus e Amélie Nothomb al Teatro delle Vittorie ospiti della Dandini (update: che emossione. Amo la Nothomb di amore folle ed è una pazza furiosa come previsto, è meravigliosa, e Linus lo ascolto da così tanti anni che è come se fosse mio fratello, quando è entrato mi stavo commuovendo. Per strada abbiamo visto passare pure Drupi – che culo – l’Ozzy Osbourne de noantri, e A. voleva avvicinarlo per chiedergli se Piccola e fragile era stata la sigla di Topazio, ché non mi credeva). C’è il sole che mi entra dalla finestra. Traduco, pranzo, traduco, e poi esco.

P.S. Devo fare una menzione speciale, ché mi sono ricordata solo dopo aver postato ed essere  uscita di casa, a Ruio aka TL, fedele lettore commentatore e collega di inter-rail.it, per avermi sganciato trentadue euro sul conto con causale (giuro)"ARRETRATI MESI DI BLOG GODUTO E NON RETRIBUITO". Un applauso a Ruio e prendete esempio ché qua si vive nelle ristrettezze.

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