Comunque poi l’intervista l’ho finalmente pubblicata. E mi sono messa via la busta da lettera manoscritta dell’uomo in questione.

Comunque poi ne ho fatte altre, e intrattenuto belle corrispondenze con gli intervistati. Ho pure fatto un booktrailer. Così. Leggo tante cose, faccio tante cose, e mi piace farle, e voglio continuare a farle.

Ho fatto mezza pasquetta ieri, prima di ripartire per la capitale, sono stata a pranzo da L che faceva anche gli anni e ho pensato tutto il tempo, mentre ridevo, dicevo cazzate, cantavo o tagliavo i peperoni per la frittata, che voglio un bene folle a tutta quella gente lì presente. Per un motivo o per un altro, gli voglio bene uno per uno, e poi sto bbbbene quando sto con loro tutti insieme. Mentre L si decora la torta con frutti di bosco e pratoline colte in giardino. Mentre io e Fox ci si nazzica (ci si culla, n.d.T.) sulle sedie della cucina ché una volta che ti ci siedi dici addio alla vita e non ti alzi mai più. Mentre Dean mi dice che se volessi accostarmi al popolo delle perversioni sarei una perfetta maestrina con la bacchetta. Mentre Samu sua sponte mi imbocca di tartufo bianco in pizzeria. Mentre L mi dice che mi vuole uccidere girandomi la testa. Mentre Samu mi ripete il commento al post precedente e io le dico fermatifermatifermati che mò piango e intanto sono contenta che lei pensi questo di me.

Dopo il pranzo parto per tornare nella capitale, leggo molto e dormo di più, mangio un panino con la frittata che ho portato via da casa di L, apro gli occhi sulla Majella innevata di notte. Penso.

Lui con me sempre, al telefono e nella testa. Lui che sto seduta in caffetteria e mi imbambolo a immaginarmi con lui e Dean che mi schiocca le dita davanti agli occhi, mentre un gruppo brasileiro canta dal vivo e io col rossetto rosso bevo tè arancia e cannella mentre gli altri si alcolizzano. Lui che venerdì lo rivedo. Lui che vado a reggerlo alla mostra di Bacon quando sverrà in preda alla sindrome di Stendhal. Lui che mi fa pensare al fatto di come amo nelle persone quello che io non ho e vorrei avere. Senza invidia, con ammirazione e interesse e tentativi di imparare. In lui, tra le altre cose, la sensibilità artistica, di cui sono carente. Lui che mi colpisce il tappo dello spumante di L e lui che chiede se deve comprare una station wagon. Lui che sta attento e si ricorda i nomi dei miei amici e qualche loro tratto distintivo, anche se non li ha ancora mai conosciuti, e che mi chiede di salutarli, lui che sta attento quando parlo (tranne quando sta guardando il nuoto), lui che ascolta, e ricorda, lui che si fa passare mia mamma e mia sorella per fare gli auguri. Lui che mi vuole tutta intera con tutto il pacchetto della mia vita. Senza paura. Lui che sono quasi otto mesi e io sono innamorata come una quindicenne.

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