Piove
dalle nuvole sparse.

Su le tamerici salmastre ed arse? No. Sulle macchine, sul traffico, su Roma, sui manifesti elettorali, sui turisti e sulla gente che va a lavorare.

Basta con la verza, diamo una svecchiata al blog. Mi è caduta della manna dal cielo (un po’ di manna. Un aiuto umanitario col paracadutino, diciamo). Allora ho festeggiato la vittoria contro il debitore inadempiente andandomi a comprare i sandali di Stefan*l e anche il bracciale con le perline, nonché un paio di collanazze ignoranti di purissima plastica e ciottoli di fiume a una bancarella comparsa d’improvviso vicino alla mia fermata, guardaunpo’. Ah, e il vestitino marrone di Li*.jo. Ma quello mi serviva per un matrimonio.

Sono successe tantissime cose dallo sformato di verza in poi, così tante che non ho mai trovato bene le energie per scriverle tutte, e ci provo solo adesso.

Tipo che ho visto un sacco di film. Virzì, Non pensarci, My Blueberry night, Non è un paese per vecchi, Onora il padre e la madre, Persepolis, nonché un film bellissimo sloveno con sottotitoli in inglese che ha preceduto un libro bellissimo che uscirà a giugno (Il giradischi di Tito – Miha Mazzini)e che ho letto sul treno nell’ultima trasferta milanese. Ho la testa piena di immagini, e difatti il mio inconscio generalmente prodigo di produzioni oniriche barocche, produce ultimamente sogni banalotti e poco incisivi, già soddisfatto di tutta la roba che gli do in pasto.

Tipo che ho una nuova roommate nonché collega di lavoro, forse temporanea, forse no, o tipo che mia sorella è venuta il weekend scorso e come previsto s’è camminato chilometri fino allo sfinimento, accompagnate dalla roommate che per fortuna s’è trovata con mia sorella e quindi si sono intrattenute: e andiamo a fare shopping, e andiamo da Z*ra, da Li*.jo, da Max&*o, da Stefan*l, e da Tezen*s che fa la svendita di tutti i reggiseni a 5 euri, e su e giù e il gelato da Giolitti, e il mal di piedi, e Castel Sant’Angelo, e Pastari*o, e il cinema, e gli autobus, e la metro, e la gente, tanta di quella gente che alla fine del weekend ero nauseata dalla gente e non volevo più vedere neanche una faccia estranea, neanche una, la nausea, c’avevo, che troppa gente tutta insieme dopo sei così stanca che ti sembrano tutti brutti, tutti volgari, tutti con la faccia cupa, è come una pornografia di facce, e ti viene voglia di ascesi e solitudine senza guardarti allo specchio nemmeno tu.

Tipo che ho cambiato stanza al lavoro e mi devo ancora abituare, ché stavo di là da un anno e invece adesso nuova stanza, nuova luce, nuovi compagni di stanza. Non che sia un problema, ma fa strano. Ancora la mattina quando arrivo mi capita di andare sparata nell’ufficio di prima, poi freno in scivolata, ruoto di centottanta gradi e vado in quello giusto.

Leggo a livelli bulimici come al solito. Traduco. Prendo tanti caffè con tanta bella gente. Rido e parlo. Quando guardo i film ci trovo sempre qualcosa che mi riguarda, un nodo che mi angoscia, e piango piango piango. In Virzì la solitudine e l’imprevedibilità del precariato, in Non pensarci il dilemma nido/lontano dal nido. A. al cinema con me segue di labiale le arie della Traviata contenute nel film e io mi faccio promettere che mi ci porta all’opera, che mi insegna. Poi fuori dal cinema ceniamo a gelato e a lei ci brillano gli occhi perché pare aver imboccato la strada dei suoi sogni, ed è decisa e felice, e io sono contenta, e intanto mi chiedo come al solito, Io, Io, invece, tra un anno dove sono? Intanto so che lunedì sono alla galleria A. Sordi alla presentazione di un libro dove c’è Mastandrea che legge, per esempio. So che stasera sono a casa così sabato faccio un bagno di amici e domenica vado a votare.

Soprattutto, so dove sono fino a dicembre, e questo è già un enorme macigno che mi è stato tolto dalle spalle. Dopo, ho pianto a singhiozzi per sfogare la tensione accumulata. E ho chiamato Lui che stava più in ansia di me. E che dopo, la sera, mi ha dichiarato intenzioni belle e sorprendenti che io sono stata zitta zitta e lui che mi conosce mi ha detto “Adesso non ti fare venire l’ansia però, eh, che c’è tempo”. E anche prima del responso, che io stavo come prima degli esami all’università, lui non c’era e però c’era, e mandava messaggi, e stava in ansia con me e però mi tranquillizzava, lui c’era. C’è. Manca ancora una settimana prima di rivederlo ma tanto ogni volta è come se non me ne fossi andata.

In questo momento i miei giorni sono pieni pieni di cose, che non so dove devo guardare prima.

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