Ho dormito dieci ore per ammazzare un mal di testa della madonna che mi ha impedito pure di fare quella decina di pagine di traduzione necessarie a tagliare il traguardo della consegna con la coscienza a posto (viva la paratassi). Alle dieci mi sono arenata a letto a faccia sotto dopo aver ingurgitato un tossicissimo Aulin e via. Piove da tre, quattro giorni e la cosa mi piace, l’aria è fresca, profumata, e io non sono ancora pronta per l’estate, né psicologicamente né fisicamente, ma quello quando mai. Nonostante la panza al limite del premaman, che a momenti mi impedisce di allacciarmi le scarpe e che quando mi siedo devo sblusare sulla cintura come una camicia, ogni tanto qualcuno mi guarda stupito e mi dice Ehi, ma come sei dimagrita! Non me lo so spiegare (cit.). Stasera si parte per il radunone nazionale inter-railer di rito, laddove conto di non fare assolutamente un cazzo per due giorni e due notti, prendere il sole se c’è, mangiare, bere, fumare, fare foto noiose alla campagna toscana, dire cazzate e tipo rivedere una cara faccetta di cazzo che non vedo da due anni e mezzo, forse vi è familiare, uno che venne in India con me, per capirci. La dolce metà è preoccupata, ma si preoccupa senza motivo, toh, lo metto pure nero su bianco pubblicamente. Mi sembra evidente che sono quasi dieci mesi che sono rincoglionita d’ammore, a discapito della mia produzione scrittoria, non saprei cos’altro portare a riprova della mia affidabilità e illibbbatezza, mio caro Santuzzo. Santuzzo che mi auguro riesca a raggiungermi per scorrazzare per mano nei prati con la colonna sonora di Love Story. O per farci grosse fumate insieme. Meglio la seconda.

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