No e comunque.

I Radiohead.

Il monsone su Milano, e pareva fatto apposta ma il prato era un rainbow di ombrelli e k-way e pezzi di plastica e poi però c’erano anche quelli che non gliene fregava niente e si prendevano l’acqua e stavano con le ciavatte e invece noi ci siamo accaparrati un posto sotto l’albero e nessuno ci ha più schiodato, stretti tutti e tre, io lui e lei, con una giacca sulle gambe, e addosso maglie felpe pezzi di plastica cappelli, e sopra l’albero, e sotto il prato e gli ombrelli, e invece sul palco c’era lui, il folletto, Puk, esaltato, felice, piccolo, magro ed esagitato, il genio, lui, che tu lo guardi e gli vuoi bene e gli dici grazie Thomas Edward Yorke, perché stai qua e canti per nòi e a una certa ci dai anche i risultati delle partite, e quando dici le cose in inglese non ti capisco perché in realtà è scozzese pronunciato tossendo nel microfono, ma io sono contenta lo stesso, e stai là su quel palco affollato pieno di gente che io neanche li conosco tutti quanti e pianoforti che vanno e vengono, e i tubi di luce e i colori che paiono allestiti apposta per dire Tie’, fai le foto e divertiti, 20080617radioheade la tua voce è pulita e perfetta che non sembra un live, sembra che sto in camera mia porte e finestre chiuse e il cd originale che suona su uno stereo di ultima generazione. E noi sotto l’albero stiamo imbambolati, io penso Adesso chiamo qualcuno e poi mi accorgo che no, perché quelli che avrei chiamato ce li ho là, una a destra e uno a sinistra,e c’ho l’imbarazzo della scelta che una volta me ne abbraccio uno e una volta l’altra.

E poi niente, poi a casa, tutti e tre, e alle cinque sveglia, e poi il treno, e poi vengo a lavorare con la maglietta con scritto No matter how it ends no matter how it starts anche se mi esalta la panza ma che me ne frega a me, e dentro l’iPod ci stai solo tu, Thom, stella, dono del zignòre, e io sto a Roma, da sola, manco Alice ci sta, con l’afa, senza Lui e senza Lei ma almeno a te ti posso mettere nell’Ipod e per un po’ sto ancora nell’Arena Civica, a farmi venire la pelle d’oca sul punto più alto di Nude.

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