Un weekend lungo, iniziato come gli altri, evolutosi in un lazzaretto in cui io ero la moribonda, lui madre Teresa che (volendo ammalarsi per non lavorare) mi metteva le pezze in fronte, mi sbucciava la mela, mi faceva il brodino, mi sentiva la fronte con le labbra e stava lì a tenermi i capelli mentre io alle due di notte mi divertivo a rivedere la cena. Non provavo l’ebbrezza del revival della cena da quando ero piccola. Che bello. Nel frattempo ho visto tutti i film in programmazione del weekend pomeriggio, di quelli tipo tedeschi coi nonni e i nipotini o quelli americani che imitano Tutti insieme appassionatamente però con una gnocca vestita malissimo al posto di Julie Andrews e solo due pupi invece di una squadra di calcio. Finiti i film il delirio da febbre alta mi ha fatto imbambolare su un canale lombardo laddove ho ritrovato Miriam, mitica Miriam, che si vede anche dalle mie parti, cartomante, lottomatica, veggente, tuttologa con gli occhiali di Lina Wertmuller e il carisma di Wanna Marchi, che ripete ogni cosa tre volte, con minime variazioni lessicali (vedi titolo). Spiaggiata sul divano come un’otaria morente con lui accanto ho osservato deliziata il suo arrampicarsi sugli specchi quando voleva per forza trovare una donna defunta nella famiglia della tipa al telefono e invece questa aveva in vita pure nonne e bisnonne. Ho vissuto la seconda parte di weekend in una specie di dimensione onirica, tra febbre e sonno, tra veglia e palle da tennis nei bronchi, e lui stava lì, con l’aureola. Ho ripreso l’eurostar con trentotto di febbre, imbacuccata come un inuit per non soccombere all’aria condizionata e immobile per non rischiare di tappezzare i sedili con la kinder brioss che ero riuscita a mandare giù, sbocconcellando. Io, che mangio pure le lucertole se ho fame.

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