Reduce dal compleanno di Batgirl a Trastevere, bella génte, bel posticiuino, tiro alcune conclusioni sul mio rapporto conflittuale con la mondanità. Mi faccio pregare, declino, esco come se stessi andando a lavorare, poi invece sto bene, mi diverto, e poi però quando sono a casa sono un po’ sollevata tipo finalmente sono a casa. Un conflitto, un amore-odio. Quello che mi salva dall’ascesi e dall’eremitaggio totale è il fatto che conosco bella gente che non si dà per vinta e continua a invitarmi, e capisce che se è così difficile tirarmi fuori di casa non c’è niente di personale, solo che mi pesa il culo e mi piace stare rinchiusa nella mia torre d’avorio al quarto piano.

Andare al cinema è solo una mezza mondanità e infatti ci vado spesso. Esco dal guscio per andarmi a chiudere due ore in un altro guscio, in cui non c’è bisogno di fare conversazione se non un po’ prima e un po’ dopo con la birretta. Non è misantropia. Sono pigra. Non ho la parlantina sciolta, a parlare faccio fatica, anche se poi mi sforzo e mi piace, continuo a preferire il silenzio. E poi ho il vizio di finire le frasi degli altri. Ho una personalità da postproduzione. Metto i puntini sulle i, edito, monto, traggo conclusioni. Gli altri cominciano e io finisco. Spesso interrompo perché mi è venuto qualcosa in mente e non me lo voglio scordare. Fumo perché non so dove mettere le mani. Tengo in mano il bicchiere anche una volta vuoto per lo stesso motivo. Sarei curiosa di sapere cosa sembro vista da fuori.

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