Venerdì qualche simpatico omino mi fotte il portafogli ad una fermata d’autobus sulla Salaria mentre aspetto di andare a Termini per andare a fare all’amore in Padania. Mentre salgo sul coso vedo la borsa mezza aperta, nonostante io ci tenga sempre sopra cinque dita belle aperte e vigili, evidentemente ci devo mettere un cucciolo di squalo, nella borsa, come nei mini cartoon antiborseggio che girano in loop sui televisorini dell’atac. Niente, quando mi siedo al mio posto nella solita carrozza 12 che praticamente per arrivarci percorri il binario fino a Civitavecchia, rovisto frugo e svuoto fino a fugare ogni dubbio residuo, sì, Jun, te lo sei fatta fottere, aRenditi. Lì per lì piagnucolo per l’ingiustizia (Ehi, ma non è giusto, quello era mio, e quei soldi – pochi – e  tutte quelle tessere e quei bigliettini e quelle fotografie che manco mi ricordo cosa ci stava dentro di preciso a parte i fondamentali ma sono sicura che erano tutte cose importantissime ed erano mie, capito?) e telefono a lui piagnucolando, dopo riprendo un po’ di presenza di spirito e telefono ai numeri per bloccare bancomat e postepay e mi metto a leggere ancora col labbrino tremulo e soffiandomi rumorosamente il naso sotto l’occhio incuriosito dei compagni di viaggio, mi metto a leggere un librino young adult lesbo che mi piace assai e piano piano, tra quello, i paesaggi con il sole che si fa obliquo e le ombre delle rotoballe sui campi toscani e poi emiliani e poi basta che in lombardia il sole era già calato, mi calmo, e penso a persone che conosco che nelle loro giovani vite si sono fatte fottere o hanno perso portafogli documenti chiavi tessere cazzi e mazzi decine e decine di volte (ciao Pulsatilla) facendo la tessera fedeltà al commissariato e allora penso che la mia media è bassa, in fondo, in 29 anni di vita solo una cinquantina di euro, una ricarica di cellulare e un cellulare, va’ che di fronte alla Pulsa non sono nessuno, ecco. A Milano faccio la denuncia che il poliziotto della stazione quasi non ci crede tanto che mi hanno ciulato il portafogli perché sono tutta sorridente e luminosa ma grazie al piffero, sono a Milano con lui ormai, già non me la ricordo più la Salaria e il portafoglio, che a dirla tutta era anche brutto. Certo i cinquanta euro dentro erano tanto carini. Anche al bancomat e alla postepay ci ero affezionata, senza contare l’abbonamento mensile all’atac, buonanima.

Oggi è lunedì e io ho già una nuova postepay da cui ho pure prelevato, la procedura per il nuovo bancomat è in corso, ho richiesto un nuovo tesserino sanitario e toh, ho comprato pure un portatessere da tenere d’ora in poi anni luce lontano dalla moneta. Che efficienza. Il fine settimana è stato allagato da tuoni fulmini e saette ma poi chi se ne frega quando non hai intenzione di uscire di casa? E poi sono tornata a Roma triste triste che mi mancava un pezzo e non era il portafogli, che quando sono scesa dal treno super condizionato, una sberla di caldo umido mi ha investito che quasi mi faceva ricascare nel vagone, e poi invece quando sono arrivata a casa e ho disfatto la valigia e mi sono messa a letto, mi sono affacciata al balcone e mi sono accorta che anche qui.

Anche qui si era messo a piovere. E ho provato a dormire con lo shhhhhh sull’asfalto immaginando il tuo braccio intorno alla vita e la tua faccia dietro la nuca. Non ha funzionato tanto.

Ho preso sonno alle tre e ti volevo chiamare ma pensavo che dormivi e invece oggi mi hai detto che anche tu.

Anche tu hai preso sonno alle quattro.

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