Svengo di caldo e aspetto con trepidazione la frescura scozzese. Dormo male, mi sveglio tante volte, rincoglionita, vado in bagno senza accendere le luci e non mi accorgo che la porta del bagno non è aperta come al solito e *sbam* mi ci schianto barcollando nel cuore della notte, cammino scalza per casa facendomi i piedi neri come i neo-hippie surfisti che bazzicavano Cadice un paio d’anni fa, non pulisco niente perché tanto penso che devo pulire prima di partire, la settimana prossima, non faccio più la spesa nell’ottica di svuotare il frigo di tutto il deperibile, faccio insalate di riso improbabili per svuotare i barattoli, leggo, leggo, mi rigiro nel letto, guardo tutte e due le serie di A proposito di Brian e ci resto male che l’ultima puntata è stata scritta ma mai girata, incrocio le dita per la carta di credito, per l’eventualità di noleggiare la macchina che ci renderà più liberi e ci permetterà di risparmiare in ostelli e b&b e dormire in tenda, noi e i fantasmi della brughiera, sogno paesaggi, scogliere, prati e mucche con la frangetta, fari, oceano schiumoso, distillerie di whisky e villaggi di pescatori, sogno di sentir dire Aye invece di Yes, come Desmond di Lost, e di portare in giro Lui nel viaggio che sogna da sempre, fargli da interprete, risolvergli le questioni pratiche, sollevarlo dalle piccole cose perché si goda la conoscenza della terra dov’è nato un suo avo, perché non debba pensare a niente a parte scattare milioni di foto. Siamo stretti stretti con le finanze e forse finiremo a sciacquare pinte in un pub di Rose Street, per cui cari lettori, io il dodici compio i ventinove (minchia), se volete fare un’offerta su Paypal vi spedisco a casa un cardo, simbolo nazionale, o una porzione di Haggis in un tupperware, o la foto di un beluga avvistato al largo della costa settentrionale.

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