Tra un paio d’ore vado a Pescara. Prendo il treno e vado a Milano. Lo zainone è chiuso ed è più grande di me (e giuro, mi sono tenuta sull’essenziale, non sono una femminuccia che si porta l’armadio) ma mi consola che avremo la macchina. Mi consola anche per il freschino. Se soffro troppo, esco dalla tenda, vado al parcheggio, tiro giù il sedile e ci dormo dentro. Salgo a Milano come un mulo, con lo zainone e il trolley che resta a Milano e poi scende a Roma al ritorno. Ho fatto tutto, ho finito tutto, ho i primi due pezzi di carta con la faccia della regina, mi sono rimessa lo smalto, ho fotocopiato documenti, stampato indirizzi, preso in prestito schedine per la digitale, messo via ago e filo, medicinali, roba da bagno per tutti e due, ho trovato la S della giacca che volevo al quarto Decathlon visitato (volete una giacca autunnal/invernale in agosto da Decathlon? Auguri. Troverete solo le XS e le XXL). A quella giacca, e al pile, e alle due felpe, vorrò molto bene, lo so. Soprattutto di notte. Viaggia con me la Trilogia della città di K, di Agota Kristof. Si è scelta da sola: dopo tanti passaparola, mi si è impresso nel cervello che proprio lei sarebbe venuta con me. Ho fatto tutto e non so più che fare. Devo perdere un paio d’ore ancora. Ho il vuoto prepartenza nella pancia e nella testa, come quando prima degli esami all’università arriva quel momento in cui chiudi il libro e dici Basta, quello che so, so. L’ho già usata questa metafora ma non mi ricordo in che occasione.

Ho passato questi giorni nel solito languore estivo, girovagando tra mare e amici e casa, e sono stati lentissimi e belli. Vado in un posto altrettanto lento e bello, dove – dice non so chi sulla lonelyplanet – tutto è così rilassato che il giornale del mattino arriva al pomeriggio (anche se parlava delle Ebridi in particolare).

Mi sono improvvisamente accorta che la Scozia è piccina e questo mi piace. A forza di guardare mappe della sola Scozia, non mi ero mai preoccupata di guardarla in proporzione. Poche centinaia di chilometri in altezza e larghezza. Il nord-Italia, più o meno. Questo significa almeno due cose belle: che in due settimane ne vedremo tanta; che non finiremo sul lastrico per la benzina.

William Wallace, stiamo arrivando. Occhio, che non siamo abituati alla guida a sinistra.

 

Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo… almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, tra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione, per tornare qui sul campo ad urlare in faccia ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la LIBERTA’!

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