Tornati. Vivi, perfettamente in salute, nostalgici.

Fa caldo. Si stava così freschi.

Stare in casa mi dà la claustrofobia. Voglio piantare la tenda in giardino.

L’Italia ha cercato di consolarci con un tramontone. Ho apprezzato lo sforzo.

Ma troppi sono stati i giorni, le notti, gli attimi in cui allo svoltare di una curva, all’uscita di un sentiero, al salpare di un traghetto, mi-ci si sono fatti gli occhi lucidi e mi è caduta la mandibola. Troppi perché un tramonto sul Ticino mi possa consolare.

Ho urtato una signora scendendo dall’aereo e d’istinto ho detto Sorry.

Ho parlato tanto inglese. È andato tutto così liscio, così perfetto, senza aver pianificato poi tanto. Siamo stati bravi, e la Scozia è stata bravissima. Ci ha regalato un’ottima media di giorni senza pioggia per i suoi standard, ci ha fatto vedere una quantità di posti bellissimi, di gente gentile, di strade solitarie da pubblicità di automobili, di torrenti selvaggi, di baie deserte, di montagne nebbiose, di scogliere incazzate, di laghi sconfinati, ci ha fatto mangiare il porco tutte le mattine a colazione con le uova e i fagioli, e il pesce, e i dolci burrosi, e le patatine porche con sopra il cheddar, e ci ha messo un sacco di pecore pasciute sul cammino, un sacco di vacche emo con la frangetta fulva, gabbiani, cornacchie, pettirossi a go-go, rondini,  falchi, moscerini del cazzo (non troppi), papere, leprotti, cervi, pecore, pecore, ho già detto pecore? Io voglio rinascere pecora in Scozia. Di quelle bianche col muso e le zampe nere. Stare là lungo i laghi, impassibile a pioggia, vento, turisti, a fare stripstrip all’erbetta e masticare. E basta.

Adesso dormo.

Pubblicherò/remo foto e cronache nel dettaglio.

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