L’ultima volta che ho dormito da sola era il mese scorso.

Io non lo so come descrivere questo viaggio. Non so come mettere insieme la bellezza, l’armonia, le cose sceme, le cose divertenti, quelle serene, quelle sublimi, il fascino del road trip, la quantità di verde incamerata. Non so che tono usare, perché dentro c’è stato tutto. Apro la bocca per dire qualcosa e non riesco a dire niente.

Allora mi metto a ricucire i panorami malamente fotografati senza cavalletto. A guardare le foto. Cedo e mi apro un flickr, senza alcuna pretesa di professionalità fotografica (disclaimer), solo per mostrare quello che ho visto. Qui invece ci sono le sue.

Io prima di partire un po’ mi pensavo Uh però il viaggio è imprevedibile, in viaggio mica è facile andare d’accordo, e gli imprevisti, e i malumori, e la stanchezza, e la gestione dei silenzi, e se non stiamo bene? Il viaggio metafora della vita, blah blah, no? Ecco. È andata che sembrava che non avessimo fatto altro che girare il mondo insieme. Decisioni unanimi, incombenze perfettamente suddivise, gentilezze, cazzate e risate, io ci metto l’interpretariato, tu sucati la guida a sinistra. L’equilibrio perfetto. Peace and love. E a proposito di love, la tenda che ti ripara dagli sguardi (ma non dalle orecchie e quindi shh) dà quel tocco di pseudo-esibizionismo alle notti, quando sei a pochi metri dagli altri, ma nel tuo bozzolo.

Ho un orecchino. Non portavo un orecchino dalle medie, credo. A Portree, su Skye, in un negozio tutto colorato dove mi hanno offerto un caffè, ne abbiamo comprati due e ce li siamo messi alle orecchie sinistre. Due nodi celtici, simbolo di continuità, dicono, e anche se per i celti invece fosse solo un bel motivetto ornamentale, il significato ce lo mettiamo noi.

I dettagli tecnici. Dal 15 al 29 agosto 2008. Da Edimburgo a Edimburgo. Una Matiz grigia e tondeggiante come una pecorella, che non rovinava per niente il paesaggio, ci ha portato in lungo e in largo, ma soprattutto a sinistra. Le temperature non le so. Ma sponsorizzo la giacca a vento rossa della quechua a cui ho voluto parecchio bene, e anche il mio felpino e il mio pile sottile. E le Magnum che mi ha prestato Pam, con cui ho scarpinato in ogni situazione climatica. Anche la 2 seconds della Quechua ha fatto il suo porco lavoro in tutti e dieci i giorni di campeggio meno uno, su Skye, a Dunvegan, dove il vento era così forte da schiacciarla completamente al suolo (ma senza riuscire a sradicarla) per una notte intera, in cui abbiamo dormito nella macchina ballonzolante. Campeggi fichissimi con i leprotti intorno che ci hanno salvato il portafoglio visti i prezzi esorbitanti degli alloggi. I bagni dei campeggi erano meglio di quelli dei due ostelli di Edimburgo. Integrazione perfetta nel mondo dei campeggiatori, a parte il fatto che io ero quasi l’unica che imperterrita si truccava e lui l’unico che imperterrito si metteva il campioncino di Cerruti tutte le mattine. Eravamo riconoscibili come meridionali d’Europa anche perché ben imbacuccati, quando tutti gli altri viaggiatori nordici mandavano i figli in giro a scorrazzare in canottiera sotto il vento sferzante. Alla faccia di Actimel e dei bambini che dovrebbero avere le difese immunitarie più deboli. Cazzate. Siamo solo noi che facciamo i delicatini. Tutti quei pupetti e quelle pupette stavano benissimo.

Gli scozzesi usano parecchio il Papyrus come font per le insegne dei negozietti. Mi sembrava di stare nel mio blog.

Culinariamente, il nostro viaggio è stato un inno al porco. Abbiamo fatto la scottish breakfast, con poche varianti, per tredici giorni su quindici, e i due giorni in cui non ne abbiamo reperita ne abbiamo molto sofferto. A onor di cronaca la scottish breakfast prevede di base fagioli, salsicce, bacon, uovo, a cui chi sì e chi no aggiunge funghi, pane fritto, pane tostato, black pudding, pomodori arrosto. Porcate. Tutte meravigliose succulente porcate. All’inizio il fegato ha provato ad alzare la mano poi si è arreso e ha alzato bandiera bianca. Quando passava l’effetto della SB e iniziava il down, rimediavamo con salmone, fish and chips, chips and cheddar, pinte di sidro, hamburger, haggis (buono, giuro, basta non pensare che stai mangiando un trito di polmoni, fegato e cuor di pecora, cotti nello stomaco. Noi a dire la verità l’abbiamo mangiato anche dopo averci pensato. Ci scusi la sensibilità dei vegetariani), zuppe di lenticchie, baked potato con dentro ogni sorta di oggetti del demonio, panini all’uovo e pancetta, patatine in sacchetti dai gusti improbabili, biscotti al cioccolato con dentro panetti interi di burro. Mai chiesta una pizza. Mai un piatto di pasta. Duri e puri, cazzo. Io, un paio di chili minimo. Lui, che di norma ha la pancia non piatta, concava, adesso un po’ di parentesi tonda, di profilo, la fa.

 

L’elenco delle tappe:

15-16 agosto: aereo da Malpensa – Edinburgh – Roslyn

17 agosto: Edinburgh – Stirling

18-19 agosto: Stirling-Balmaha (Loch Lomond) – Oban – Mull

20 agosto: Loch Leven – Fort Augustus (Loch Ness)

21 agosto: Fort Augustus – Glen Shiel – Dornie – Applecross

22 agosto: Loch Torridon – Kyle of Lochalsh – Skye (Dunvegan) – Coral Beach

23 agosto: Neist Point Lighthouse, Glendale

24-25 agosto: Portree – Dornie – Glencoe – Oban – Luss.

26 agosto: West Calder

27-28 agosto: Edinburgh

29 agosto: aereo per Malpensa

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