Si scrive da un pc di fortuna gentilmente prestato da coinquilino gentile. Le ossa dolgono, dolgono pure i denti, cambio di stagione, colpi d’aria, ripetuti viaggi in treno, torcicollo, libri divorati su rotaia. Jeanette Winterson si conferma uno degli amori della mia vita, anche se perde il filo, fa i suoi voli pindarico-filosofici, scrive storie a matrioska come Sheherazade, racconta di uno che racconta di una che racconta di uno che racconta che, così all’infinito finché non ti ricordi più chi è che raccontava cosa, ma va bene così e per di più stavolta condivido con la protagonista Silver le prime quattro lettere del nome e la suddetta nasce e vive in un faro, che poteva essere ovunque e invece era un faro scozzese. Capito, no? Io sto libro l’ho comprato da un pezzo solo sulla fiducia perché l’ha scritto lei, senza neanche leggere la bandella, ed era lì che aspettava il suo turno, e io torno dalla Scozia ed ecco che mi salta in mano dicendo IO, IO, IO e io lo apro e capisco perché.

Word challenge mi sta uccidendo, ho varcato la soglia dei duecentomila punti e sto perdendo il senno, oramai anagrammo tutto quello che leggo in giro (eurostar euro astro stare resta aste era rate arto arso sera rea ero sorta sarto ruota ruote tre seta sto sta est raso rosa rase resa arse arte terra serra arreso arresto reso resa resto torre suore suora erra erro errato oste rose).

Tra non molto (novembre se non sbaglio) esce un nuovo libello che ho tradotto io. Giubilo.

Voglia di rimpinguare il mio flickr, anche con cose vecchie, ma finché non arriva cristinaricci* (il nuovo pc) ho le mani legate.

Ieri ho imparato una parola nuova: dimidiato.

A quello/a che oggi è arrivato qui cercando su google "è corretto scrivere SPONTANIETA’" volevo dire che no. Si dice spontaneità.

*Spieghiamo cristinaricci. Si era in inter-rail io Samu e tale Sara di Lucca, tutte e tre munite di zainoni mostruosi, che battezzammo prontamente Caronte, Cariddi e Agamennone. A Lisbona, dopo una settimana, ci raggiunse Laura col suo zaino, che era ancora senza nome. Una notte Laura sogna noi quattro e in sogno si lamenta "Ma perché i vostri zaini hanno un nome e il mio no, non è giusto! Da adesso in poi il mio zaino si chiama cristinaricci, cazzo!". Quando ci ripensiamo ridiamo ancora. Mi sembrava giusto dare un futuro alla genialata.

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