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Nelle Antille c’è un’isola che si chiama Saint Lucia. Lo so perché l’ho imparato da Geochallenge e anche perché nel libro che sto leggendo le radici della protagonista affondano lì, in una regione dell’isoletta che si chiama Soufrière. Guardando su wikipedia imparo che Saint Lucia è rimbalzata tra Francia e Inghilterra come una palletta da ping-pong quattordici volte e con così tante battaglie che viene detta la Elena delle Indie Occidentali (da Elena di Troia). Imparo anche che il motto è “la terra, la gente, la luce”. È uno stato indipendente da ventinove anni. Ha la mia età. Vanta il più alto tasso di premi nobel (due) in rapporto alla popolazione nazionale. Il 90% della popolazione è di origine africana. Ci sono due vulcani, spenti.

A questo punto sono già innamorata, poi tra le foto che trovo in giro trovo una spiaggetta. È una spiaggetta normale, eh, bella, caraibica, ma non la spiaggia più bella che abbia mai visto. Quello che rende questa spiaggetta il posto dove vorrei andarmi a rifugiare se mai la vita dovesse farsi irrimediabilmente dura, o stancante, o alla fine, dopo la pensione, è il nome.

Su Saint Lucia c’è una spiaggia che si chiama Malgretout.

Malgrado tutto.

  

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