Un fantastico weekend abbrutimento, da sola in casa a guardare, vi faccio la lista, tutta la prima serie di Eli Stone e le prime tre della seconda, la prima di In treatment (scoprendo che i dialoghi li ha tradotti una scrittrice che conosco e io SBAVO all’idea di tradurre per tv/cinema ragion per cui troverò un modo di attaccarmi alle sue gonne e supplicare di diventare sua discepola), un Dexter, due Grey’s anatomy, sei Californication, cinque Heroes, e sicuramente mi sfugge qualcosa. Tra una puntata e l’altra ho fatto tre lavatrici, ho dormito, ho letto, ho mangiato come uno squalo digiuno, cucinando per quattro anche se stavo da sola, facendo colazione alle 11.30 e un’ora dopo facendomi i popcorn, due pulizie, qualche telefonata, un doccino e poi a dormire ancora e ancora e ancora, insomma il paradiso, no?

Finché alle sei del mattino di un freddo lunedì di novembre quella puttana che mi abita sopra la testa non decide di alzarsi e di infilarsi non le defonseca come ogni cristiano che abita in un condominio dovrebbe essere obbligato a fare, bensì i tacchi. I tacchi alle sei del mattino. In un condominio. Svegliandomi. La puttana. Dapprima tento di aggirare il problema infilando la testa sotto il cuscino, dopodiché, appurata l’inefficacia dello stratagemma, vo a prendere la mazza in bagno e la sbatto sul soffitto finché la puttana non capisce che Ehi, che puttana che sono, sto camminando coi tacchi alle sei del mattino, oops, I did it again. Again, perché non è la prima volta. E alla prossima io ci salgo col pigiama e le DEFONSECA con Homer Simpson sopra a suonare alla porta, lo dico qui davanti a tutti così poi non cambio idea e la mazza ce la vado a dare in testa invece che sul soffitto.

Alfine, incazzata come uno scarafaggio ribaltato, mi alzo. Mi alzo tardi, perché quando la puttana è finalmente uscita io ne ho approfittato per rituffarmi nel sonno del solocinqueminuti che poi quando ti svegli ne sono passati trenta. Sicché non faccio colazione per risparmiare tempo ed esco. MA.

Ma la chiave non si lascia estrarre dalla serratura. Oh ma che deliziosa mattinata. Ci litigo per dieci minuti, poi quando riesco a estrarla mi intasco il volantino del fabbro ventiquattrore nel caso al rientro non riuscissi per l’appunto a rientrare, e mi avvio verso una giornata che uh promette proprio benone. Butto la spazzatura, mi infilo deejay nelle orecchie, mi accendo un’infausta sigaretta a digiuno e mi metto ad aspettare l’autobus. Che non passa. Un orrendo sospetto si fa strada prima e poi si fa certezza. Sciopero. Porcoilmondocheciossottoipiedi. Vado a piedi alla stazione Tibburtina sperando che qualcuno prima o poi passi. Dieci minuti, un quarto d’ora. Niente. Deposito, Deposito, Fuori Servizio, Attaccatiastocazzo, Nontiportiamodanessunaparte.

Ho capito. Forzo un sorriso che a questo punto somiglia a quello di Ohdaesu in Old Boy e vado a piedi. Che sarà mai. Sono solo sei chilometri.

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