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Mi stavo facendo i ricci con il ferro nuovo di mia sorella e mi è tornata in mente una filastrocca d’infanzia, e dissotterrandola dalla memoria mi sono accorta per la prima volta di quanto fosse deprimente e pure violenta e vorrei tanto sapere chi cazzo le mette in giro per i bambini, io non lo so, guardi, signora mia.

La filastrocca è la seguente:

Susanna si fa i ricci, i ricci, i ricci, Susanna si fa i ricci, i ricci per ballar

Fin qui tutto bene. La fanciulla si fa bella, giovane, felice e piena di aspettative.

Ma quando fu al ballo, nessuno, nessuno, ma quando fu al ballo, nessuno la invitò

Già qui alla bambina viene insegnato che la vita ti delude e non basta farsi i ricci, devi anche avere un po’ di culo

Soltanto un principino, piccino, piccino, soltanto un principino, piccino la invitò

Non era meglio a sto punto fare tappezzeria? No. Te ne tocca solo uno e ce l’ha pure piccolo.

Suo padre alla finestra: Susanna! Susanna! Suo padre alla finestra: Susanna vieni qua!
No no papà non vengo, non vengo, non vengo, no no papà non vengo, non vengo in verità!

L’autorità genitoriale, il padre padrone, non solo ti sei impegnata ad arricciarti i capelli, non solo al ballo non ti ha cacato nessuno, non solo l’unico che ti ha cacato ce l’aveva piccolo, ma adesso ti becchi anche un cazziatone, e infatti…

Ma quando fu a casa, legnate, legnate, ma quando fu a casa, legnate le donò
Alla prima legnata, un dente, un dente, alla prima legnata, un dente le cascò

E da qui un’escalation di violenza sui minori che io guarda, solo nelle favole dei Grimm ho visto di peggio.

Comunque io i ricci me li sono fatti e sono anche andata a conoscere un pupo nuovo nuovo scartato meno di dieci giorni fa, che se la dormiva pensieroso e faceva le smorfie con fatica in mezzo a tutta quella profusione di guance.

Sono a casa, metto legna alla stufa, cazzeggio, rimetto mano su un volante ed è sempre una bella sensazione dopo mesi di dipendenza dai mezzi pubblici, lascio che qualcuno cucini per me, dormo il sonno dei giusti, e in un mercatino in centro ho ritrovato i moretti, quelle cupolette dolci da cariare i denti, di una specie di panna spugnosa poggiata su un piedistallo di cialda e ricoperta da una campana di cioccolato.  Una vera e propria madeleine.

Mia mamma mostra la mia copertina a destra e a manca e la cosa comincia a farsi imbarazzante considerato che amici e parenti di una certa età si comprano il libro e io mi auguro che non tutti lo aprano davvero considerato che trattasi sì di intensa e toccante storia d’amore, ma che nessun dettaglio della vita sessuale dei protagonisti viene lasciato all’immaginazione, compresa la scena di un pompino per le scale che – anche se io la ritengo una delle scene più romantiche mai lette in un libro –  non è proprio per tutti i palati – ahem – e richiede un’apertura mentale che non mi sento di aspettarmi da proprio tutti tutti i miei parenti.

Ovviamente mamma non l’ha letto. E sto distraendo papà dandogli in mano Maus. Ma fino a quando?

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