Una successione perfetta di piccole cose perfette, legate a Lei che è una piccola cosa perfetta, che chiama e dice che sta arrivando, a sorpresa, da me a Roma.

La vado a prendere alla stazione ed è bellissima col suo cappello da mafiosa, e Roma assume subito altri colori, quando immediatamente comincio a guardarla con gli occhi di lei. Passiamo da me, lei pranza con mezza baguette farcita di gouda e prosciutto cotto, caffè, mi cambio, cazzeggiamo al pc, lei ammira la mia stanza versione 2.0, e poi usciamo. Passando davanti a un negozio di scarpe lei ne punta un paio strane e belle, col tacco, della Killah, di jeans e stoffa bianca e rossa, se le prova, tituba perché deve tirare la cinghia e allora io gliele regalo, per il compleanno, dico, che è tra un mese, sticazzi, una scusa vale l’altra. E poi arrivare a san Lorenzo nell’ora blu, con una falce sottile di luna e una stellina luccicante sotto, alla pasticceria consigliata da lei, dove tutto è piccolo e perfetto, la mia mini sacher con la marmellata di visciole rosa scuro, sanguinoso, la sua cupcake con la meringa sopra appena bruciata e morbida dentro, è perfetto il tavolino di legno con la struttura di metallo nero, le piantine di capsicum sui tavolini, l’earl grey, le poltroncine, e poi in una teca ci sono dei tartufini rotondi, piccoli, i baci dell’architetto, c’è scritto il suo nome sopra praticamente, che anche a volerle fare apposta tante cose perfette tutte insieme non ci riesci, e lei se li compra e si compra le marmellate artigianali, zucca e agrumi, prugne e cannella, e poi usciamo e passiamo davanti a un negozio di dischi parecchio reggae e mentre guardiamo la vetrina vediamo che al bancone c’è bob marley redivivo e cos’altro vuoi fare se sei lei e hai al collo la nikon, lo fotografi, no? e mentre lui cerca di nascondersi dietro il bancone, se sei lei, gli fai cenno da dietro il vetro di tirarsi su e sorridere, e lui si tira su e sorride e lei fa la foto e poi ce ne andiamo, ce ne andiamo alla mucca bischera a mangiare in due ottocentocinquanta grammi di perfetta fiorentina danese servita sulla piastra ancora bollente coi granelloni di sale grosso, così al sangue che fa ancora Muu se ascolti bene, e le patatine a sfoglia, e il mezzo litro di vinello della casa, e poi il caffè, e poi a passeggiare per san lorenzo fermandoti quando lei deve fare le foto, e poi andare a vedere Milk e restare a bocca aperta davanti alla bellezza assurda di Scott, il compagno di Milk, e chiedersi Oddio ma questo chi è? Perché non è (più) famoso?  e godersi il film che è bellissimo, drammatico, intenso, uscire, fumare, camminare ancora, aspettare il notturno, arrivare a casa, spegnere la luce, dire cazzate su cazzate nel letto al buio, addormentarsi, svegliarsi tardi, bere il caffellatte in due tazze complementari, uscire, metterla sull’autobus, aprire l’ombrello giallo e sapere che lei, dal finestrino, tenterà di fotografarti, e infatti alzi gli occhi e lei ti sta puntando l’obiettivo, sorride e fa ciao con la mano.

(il materiale iconografico sarà inserito quando lei mi spedirà le foto, cioè, secondo le sue abitudini e i suoi tempi, mai – update: e invece).

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