Sono andata a vedere le Puppini Sisters e mi sono tirata dietro un po’ di gente, hanno tutti gradito, e questo è strano, da quando io nella storia sono mai stata una trascinatrice di folle? Sembra che sulla soglia dei trent’anni io stia migliorando sul fronte di prendere iniziative. Le Puppini sono state straordinarie, se non le conoscete conoscevatele, Marcella Puppini è la fondatrice, una brunetta meno appariscente delle colleghe, inglesi, una roscia e una bionda, ma con l’energia di un carro armato e delle doti musicali di compositrice e cantante che levatevi ché mi fate ombra. Tutto un concerto ad ancheggiare con loro, a spellarsi le mani d’applausi, ad ammirare i costumi sgargianti, le cosce e i rossetti scarlatti. Meraviglia.

Sono stata a casa a vedere sbocciare i narcisi e le pratoline, come tutti gli anni, a casa tutti bene, tête à tête con la Fox e una serata intera a trovare alternative cretine all’attacco di Sincerità (Manualitààà, adesso è tutto così sempliceee), sputarsi in fronte il chewing gum a vicenZa, reinventare strofe di Tiziano Ferro trovando rime con varie bestemmie. Fantastico.

Il trasloco ha avuto luogo e ora la pausa pranzo è dedicata alla ricerca di un posto decente ai Parioli dove non si mangino solo pizzette e dove si riesca a ordinare, sedersi, mangiare e prendere il caffè entro la giornata. Dopo parecchie prove, io e i colleghi siamo disperati e accogliamo felici la primavera che ci permetterà di portarci il pranzo al sacco e andarcene al parco a mangiare insalatone dai tupperware condite da occasionali petali di ciliegio che ci cascano in testa, manco fossimo sul set de La tigre e il dragone.

Sono fatta oggetto di diverse confidenze, che volete, sto invecchiando e la vecchiaia ispira fiducia, conto almeno due persone che mi hanno rivelato cose che voi umani, e senza che io me l’aspettassi minimamente. Io ascolto, e dico la mia solo su richiesta.

Sono parecchio innamorata.

Ho scoperto con sgomento, revisionando una traduzione non mia, che si dice “scalfiTTura”. Ero già lì che andavo di penna rossa con il solito ghigno sadico e invece qualcosa mi ha fermato e ho controllato il De Mauro. Ancora non ci credo.

Oggi una giornalista di una testatona giornalistica – due sono quelle grosse, ecco, una delle due – mi ha detto che forse io col web e i booktrailer al momento sono quella che meglio si salva dalla crisi. Fiù. E io che pensavo che gli unici settori mai in crisi fossero la ristorazione e le pompe funebri.

Ho guardato tutta la prima serie di Damages, laddove una Glenn Close d’annata fa l’avvocato squalo. Inquietudine, thriller, complotti, ansia, non si sa mai di chi ti puoi fidare, ma quello che volevo dire in proposito è che sono stufa delle attrici che nella prima serie sono in salute e poi iniziano a deperire finché tu ti preoccupi che non arrivino alla prossima serie. Prendiamo Calista Flockart (Ally Mac Beal, Brothers and Sisters), prendiamo Jennifer Carpenter (Dexter), prendiamo Ellen Pompeo (Grey’s anatomy), e infine prendiamo Rose Byrne (Damages). No, intendo proprio prendiamole. È possibile caricarsele due per spalla senza fare fatica. Eppure a inizio serie erano felici, in salute. Cosa succede alle star alla seconda serie? Io dico no alla consunzione delle attrici protagoniste.

L’altro giorno stavo facendo le penne alla vodka col salmone e mi ha preso fuoco la vodka e io invece di pensare subito al coperchio mi sono messa a soffiare.

Ho un progetto in ballo, anzi due, anzi tre. Però li dico più in là.

Arriva la primavera e io non sono pronta per un cazzo non dico alla prova bikini ma manco a quella maglietta a maniche corte. Potrei emigrare in un paese freddo fino al sopraggiungere dell’autunno 2009. Mumble.

Non ho voglia di mettere i linki, se vi interessa qualcosa, prendete e googlatene tutti.

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