Da due giorni ho una voglia da gestante di gelato artigianale alla nocciola con la panna e ci ho fatto anche su un paio di sogni, in uno dei quali mia sorella mi accompagnava a prenderlo salendo una rampa di scale con la macchina. Allora spezzo una domenica pomeriggio troppo solitaria e un po’ triste infilandomi i jeans e scendendo a comprare mezzo chilo di gelato, due coni e una coppetta di panna, telefonando a Lei perché so che Lei capisce e mi dice brava.

Mi piace il mal di piedi del giorno dopo una festa a cui sei andata con i tacchi, per una volta, anche se lì guardi i ragazzi con le converse, e le ragazze che scherzando ti rimproverano Ma quanto cazzo sei alta e un po’ pensi ma chi me l’ha fatto fare. Mi piace meno il mal di testa del ritorno a casa delle 3.30, quello per tutte le sigarette, ché tu alle feste non puoi fare a meno di finire un pacchetto e poi le paghi tutte, alle 3.30, quando torni a casa e ti fa male appoggiare la testa sul cuscino. Però è bello togliersi le scarpe sotto al portone e fare le scale scalza, sul marmo freddo.

On stage ci sono The Wire, e Mad Men che avevo abbandonato e adesso assaporo in tutto lo splendore dei suoi dettagli perfetti, dei suoi dialoghi, della sua fotografia, e che però mi lascia triste, sempre, e poi mi fa male alla salute perché guardare Mad Men senza fumare è impossibile. Li guardo e mi innamoro dei cattivi, dei maledetti, di quelli con i segreti oscuri, quelli che reggono le fila di tutto, quelli che risolvono problemi e non perdono mai la calma, tipo Stringer Bells, che a parte le considerazioni sociologiche, è una statua greca, o tipo Don Draper.

Penso di cambiare casa perché pago troppo e non è giusto ma allo stesso tempo il pensiero di cambiare, di cercare, di scegliere un altro posto, di traslocare e di riadattarmi mi destabilizza, come sempre mi succede con i cambiamenti. Oltre al fatto che il mio prossimo trasloco lo avevo immaginato ben diverso.

Lo stato mi dà una mazzata dietro il coppino con un irpef del tutto inaspettato, uno scherzetto dovuto a due cud nello stesso anno, a consulenti che non mi suggeriscono di fare il conguaglio, alla mia ignoranza in materia. Mentre mia sorella mi spiega al telefono e mi annuncia la somma, io mi metto un po’ a piangere, come se avessi cinque anni e mi fosse caduto il gelato appena preso. Riesamino il mio rapporto con i soldi e capisco che non so come, non so dove trattenerli visto che non ho le mani bucate, ma devo riuscire a metter da parte qualcosa, sempre.

Quest’anno vanno via da Roma almeno tre persone che conosco. Una è A. che mi mancherà tantissimo, conosciuta tre anni fa al corso di editoria, che se ne va a Milano e ha dato la suddetta festa di addio a cui sono andata sui tacchi. Un’altra è un’amica blogger che se ne va a Torino. Un’altra è un ex collega, volata a Firenze. Mi stupisco per la determinazione con cui gli altri cambiano cielo sotto cui stare, ma poi mi ricordo che tre anni fa l’ho fatto anche io. E non sarà stata l’ultima volta.

Ho consegnato la traduzione e mi godo i pochi giorni di riposo dei giusti, prima di buttarmi su un altro progetto. Dormo tantissimo e leggo e mangio cocomero guardando puntate di roba e faccio lavatrici.

Leggo 1984 e mi vengono le paranoie, poi penso dai non esagerare non siamo messi così male, e però vorrei sottolinearlo tutto e girare con i cartelli per mettere in guardia le persone come una pazza che annuncia la fine del mondo, e vorrei farlo leggere a papà che mi dice che esagero ma prima lo devo comprare in italiano visto che lo sto leggendo in inglese. Poi glielo do.

Questa settimana vado a vedere Killers, Franz Ferdinand e White Lies con un po’ di bella bella gente e sono contenta anche se non sono tanto preparata e probabilmente canterò solo qualche ritornello e il resto farò finta, e sorriderò tutto il tempo saltellando, sono sicura.

Questo fine settimana invece vado su da lui e forse sarà l’ultima volta che staremo insieme in quella casa, quella dove sono stata la prima volta, quella dove è cominciato tutto tutto, perché anche a lui tocca traslocare e questo mi riempie di malinconia che arriva agli occhi e accenna a traboccare ma cerco di trattenermi, e allora farò tante foto e le chiamerò tutte Un ultimo sguardo commosso all’arredamento e chi s’è visto s’è visto.

Guardo tantissime foto, ignorando i tecnici e i perfezionisti e cercando le sensazioni, la bellezza, la sensibilità. La bellezza che c’è in giro per il mondo, l’arte, l’arte delle persone normali che creano piccole cose bellissime, quella non quotata sul mercato, come Olivia Bee  che non è neanche maggiorenne e fa foto semplici e commoventi, tutta questa bellezza, mi consola. Ci sguazzo come se facesse un caldo boia e io decidessi di andare in piscina e tuffarmi, sentendo nelle orecchie sott’acqua quel brusio cullante dove è tutto lontano, e non può succederti niente.

Mi sento malinconica, piovono brutte notizie, mi si rompono collane bellissime per strada, seminando perline meravigliose che vanno a perdersi per sempre nei tombini, che non cerco neanche di raccogliere, aspetto buone notizie che non arrivano mai e ho paura di smettere di aspettarle, di smettere di crederci, di disincantarmi e l’ondata di caldo che si preannuncia per questa settimana, mi fa venire voglia di piangere, di dormire, di scappare, di avere qualcuno che mi prende in braccio e mi porta via, senza farmi decidere più niente, almeno finché non lo decido io.

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