La settimana scorsa mi si è rotta una collana bellissima. Per strada, stavo andando al lavoro, tlac, e tutte le perline sono piovute sul marciapiede, nella maglietta, nella borsa. Le ho guardate e non le ho raccolte, ho pensato è inutile. Sono finite nei tombini, nell’angolo tra la strada e il marciapiede. Qualcuno ci sarà scivolato, qualche portinaio le avrà spazzate via.
Stasera mentre uscivo dal lavoro, a testa bassa, infilando le cuffie, l’ho vista. Era esattamente dove era caduta. Non ci aveva camminato nessuno, nessuno l’aveva spostata.
L’ho presa, l’ho guardata controluce: ho pensato subito al fermacarte di vetro con dentro il corallo che Winston compra dal rigattiere, in 1984 di Orwell. Ci ho pensato perché lo sto leggendo adesso. Winston ci vede la speranza di una cosa bella protetta dalle brutture, eternamente incastonata nel vetro limpido come la pioggia.
L’ho infilata nella tasca davanti dei jeans, quella piccola, ogni tanto la toccavo per vedere se c’era ancora, e ho pensato che non è mai tutto perduto.

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