Nella borsa ho una merendina schiacciata, una brioche, diresti tu, ormai immangiabile senza un cucchiaino.

Cambio dieci sfondi del desktop perché tutti, per qualche motivo, mi intristiscono. Uno è troppo buio, uno è troppo brillante e contrasta col blu del mio umore, uno mi ricorda che il tempo con te non mi basta mai, mai, ora più che mai, e alla fine ci metto un bianco e nero di un paesaggio islandese spettrale, sullo sfondo del quale il mio blu sembra quasi allegro.

Sono triste e stanca, spengo il computer alle nove perché non voglio comunicare e mi metto a letto a leggere leggere leggere. Ho finito Orwell, ho finito Fun Home, meraviglioso graphic novel in cui mi sono immersa finché alzando lo sguardo non ho visto che fuori era buio. Mi gusto ANIMAls, nuova rivista di fumetti d’autore, e poi un manga, e poi Manara, e poi Mafalda e poi Sean Wilsey. So che leggo per uscire da me, per un po’. Uno stupefacente come un altro.

Parlo poco, meno del solito, intendo, cammino piano, lenta, per sudare di meno, lo sguardo fisso, spesso basso. Mi aspetta l’estate a casa, con cani, amici, mare e cicale.

Leggo oroscopi altrui, perché a me le cose vanno più o meno bene, ma mi interessa di più vedere come vanno a qualcun altro.

Mi sento sola, aspetto che passi.

Aspetto.

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