Ho fatto colazione con le patate e salsicce al forno avanzate ieri sera. A letto, col piatto, mentre leggevo Animals di settembre dopo essere stata svegliata dalla nuova parrucchiera qui sotto al palazzo di fronte che crede di aver aperto un suk e non un salone. Ho rivisto Bridget Jones perché me lo sono trovata tra le mani e mi sono fatta due conti: ho trent’anni, lavoro nell’editoria in una capitale europea, fumo, perderei volentieri una decina di chili ma non ho intenzione di fare niente di che perché ciò avvenga, non sono sposata, non vivo con i miei. Sono io. Sono Bridget Jones, cazzo. Poi vabe’ ho cominciato a enumerarmi le differenze che sono altrettante (quasi non bevo, ho un fidanzato, faccio raramente figure di merda, se dimagrisco non divento Renée Zellweger magra, il mio lavoro mi piace, etc.).
Tornare a Roma dopo l’estate è stato un processo doloroso che torna a galla quando guardo foto degli amici che continuano a uscire e io non ci sono. Io sono a casa a guardare Lie to me, o a letto a leggere alle dieci e a brontolare tra me e me se qualcuno fa conversazione nei balconi di fronte a voce troppo alta alla folle ora delle dieci di sera.
Lie To Me è bellissimo. E Tim Roth sgamerebbe subito i miei sorrisi in base al fatto che non mi ridono gli occhi. Almeno il più delle volte. Non esageriamo, non voglio diagnosticarmi una depressione, solo che, vabbe’, lo sapete, lo scrivo da mesi. Niente. Così.
Mi sforzo di fare tutto. Mi sforzo di lavarmi, vestirmi decentemente, aggiungere una collana, cambiare borsa secondo il colore, fare la spesa, rifarmi lo smalto quando è troppo sbreccato, fare battute. Mi sforzo.
Devo cambiare casa perché, anche se piuttosto che fare un trasloco ora come ora mi farei cavare un dente, voglio e devo pagare meno, quindi questo è un annuncio: cercasi casa in affitto per due ragazze lavoratrici e serie (ah ah), preferibilmente a San Lorenzo. L’altra ragazza non la dico, mi autorizza solo a dire che è bellissima*. Mi dispiacerà lasciare questa casa e non leggere tutte le sere sulla via del ritorno “la tr*ia di tua madre fa le marmellate col cu*o” su un muro. È sempre stato per me fonte di buonumore.
Ho un progetto in ballo per cui mi devo sbrigare, lo scrivo qui come auto-pungolo nelle reni.
Mi sono giunte le tre copie di spettanza del terzo librino che porta il mio nome dentro, questa volta in compagnia di altre traduttrici, un libro di racconti e uno di quelli l’ho tradotto io, ed è sempre bello aprire un libro  e leggerci dentro il mio nome.
Quest’estate ho letto come una dannata e ora che dovrei ridurre per ovvie ragioni di tempo, soffro molto.
Mi sto sforzando anche di scrivere questo post, è evidente. Qualcuno mi prenda a calci in culo. O mi faccia una bella sorpresa.

*update: l’amica bellissima per cause di forza maggiore deve tirarsi indietro e questo rende tutto meno divertente e gioioso riducendolo a una mera questione di risparmio e sopravvivenza 😦 quindi sono in cerca da sola. Ho alcune idee e ho sparso la voce, ma comunque non vorrei allontanarmi troppo da due punti: la stazione tiburtina e il lavoro (parioli). Una singola al di sotto dei 500 con contratto che mi liberi dal male permettendomi di scaricare l’affitto. Grazie.

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