Forse la ricerca della casa è sospesa. Forse è proprio annullata. Non lo so, è un casino, la settimana prossima faccio gli appuntamenti già fissati ma poi boh, forse resto, cambio stanza nella stessa casa, forse vado, prima, dopo, mai. Gli affitti di Roma sono CRI-MI-NA-LI e i tuguri che la gente ha il coraggio di affittare sono un invito al suicidio, dei ricettacoli di bruttezza. Sono in Abruzzo, stasera torno a Roma, e quando sono qui sogno tantissimo, molto di più di quando sono a Roma. Ho sognato che avevo un appartamento in un condominio piuttosto danaroso, facevo le scale per uscire e c’erano luci morbide, scale di marmo, ampie, colori rassicuranti. Non mi importa dei soldi in linea di massima, ma è triste che molta della bellezza e del senso di sicurezza del mondo, di spazio vitale, case, posti dove vivere, vada comprata, e a carissimo prezzo. Ho sognato il video finto country di Lily Allen e quando mi sono alzata era lì alla tv, in cucina. Ho degli occhiali nuovi dopo anni e anni, non molto dissimili dai vecchi, e mi fa stranissimo come se mi fossi rifatta una parte della faccia. Ho portato a spasso con amica il venezuelano del mio cuore, amico decennale e lontano, e suo marito, da Ottawa a Roma per la prima volta. Li abbiamo portati in fraschetta, a spasso, parlando inglese tutto il tempo, bevendo montepulciano, mangiando porchetta, ed è stato bello, rinfrescante, allegro. È stato come averlo visto il giorno prima, e non dieci anni prima in un altro continente. Prima di vederci per andare a Frascati gli ho scritto di portarsi un giacchetto per la sera. Lui mi ha scritto Ok, ma ricordati che veniamo da Ottawa. Ehm.

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