Il bilancio in ordine sparso, come sempre:

La Jun nel 2009:

– trasloca posto di lavoro, lasciando una sperduta fermata di regionale verso Fiumicino per dei patinati Parioli. Nella sperduta fermata si mangiava meglio. Ma intanto addio ai carri bestiame e benvenuti autobus/tram bestiame.

– Resta finalmente in singola. Dopo anni di doppia, se la può permettere (hardly, but still). Si arreda la stanza come può, attacca i letti, si procura lenzuola e piumino matrimoniale, compra specchi, ammennicoli, libri, invade l’altra metà stanza e la rende più casa di prima. Poi cambia stanza nella stessa casa, spendendo un po’ meno e decorandosela daccapo.

– Il 19 gennaio scriveva di aspettarsi una rivoluzione dal 2009. Non è arrivata.

– Ha pianto molto.

– Ha riso abbastanza.

– Ha stretto i denti moltissimo. A volte si sveglia con i denti dolenti e i polpastrelli segnati dalle unghie dell’altra mano piantate a fondo nel sonno.

– Ha perso il suo cane dodicenne e il mondo è cambiato, è diventato un mondo senza il suo cane, un po’ più brutto. Dopo una settimana defunge anche Cijetta, una delle gatte.

– Ha visto insediarsi Obama, e nel frattempo quell’altro animale trombava sul lettone.
Si è indignata tantissimo da non sapere più per cosa indignarsi prima.

– Ha visto i Lamb, Tori Amos, i Kings of Convenience, le Puppini Sisters, Anthony and the Johnsons, Franz Ferdinand, Killers e White Lies.

– Si è presa un colpo quando nel bagno di una stazione si è accorta che qualcuno spiava da dietro la porta e si è ripromessa di non entrare mai più nel bagno di una stazione, dovesse farsela sotto.

– Ha imparato a seppellire speranze e aspettative sotto macigni da venti tonnellate di attesa, e quelle tornano a galla lo stesso. Fanno male.

– Compie trent’anni.

– Ama ancora follemente le sue amicizie, ne consolida di nuove, elimina un argomento di conversazione perché i punti di vista di tutti sono chiari, e non c’è più niente da dire, e preferisce restare sola e in silenzio con le sue scelte finché non lo decide lei.

– Traduce e scrive, scrive e traduce. Per la prima volta assiste all’acquisto di una delle sue traduzioni e si emoziona e chiede alla rEgazzina Ehi allora ti è piaciuto il primo? Vedo che stai comprando il secondo!

– Viene papà a Roma per la prima volta in tre anni e lo porta a spasso nei PostiCheDeviVedere e gli fa mangiare il primo kebab in settant’anni di vita, gli fa prendere la metro, lo fa camminare per tre ore. Dopo dieci anni, suo padre scopre che lei fuma. Lei non nega. Lui non è contento ma neanche fa tragedie. Meno male.

– Taglia definitivamente i ponti fino ad allora amichevoli con ex grande amore dopo un episodio di calunnia ridicolo per il quale non sa ancora se ridere o incazzarsi. Via amicizia di facebook, via saluto, via tutto.

– Compra le prime Converse della sua vita.

– Si droga di serie tv, usandole consapevolmente per non pensare, per stordirsi, per vivere altre vite, altre sensazioni, altre possibilità. Ne vede un numero preoccupante. Se ne frega.

– Corre, per un paio di settimane, poi le prende una blanda periostite alle tibie e prima si mette a riposo per un po’, poi smette per sempre. Forse a gennaio va in palestra, ma non ci crede quasi nessuno che sia una cosa che duri.

– Fa tantissimi sogni in cui c’entra la fotografia. Vede cose bellissime e le fotografa, o vuole fotografarle ma non ha la macchinetta, oppure ce l’ha ma è scarica, oppure quando la trova la cosa bellissima non c’è più. Tantissimi sogni così. Pieni di fotografie bellissime o di mancanza delle stesse.

– Rivede dopo dieci anni Luis Fernando direttamente a Roma dal Canada e il suo adorabile marito Adam. Lo porta con amica Mod a mangiare in fraschetta.

– Cucina parecchie cosette nuove.

– È sempre molto innamorata.

– Ingrassa anche se mangia meno, impara a vestire i chili in più.

– Legge tantissimi libri e tantissimi graphic novel.

– Fa il bagno nel lago per la prima volta nella vita.

– Assiste impotente allo schifosissimo anno dei Gemelli che la circondano, e non si gode di conseguenza il suo anno tutto sommato decente. E si sa, «La gioia non condivisa muore velocemente» (Anne Sexton)

– Paga un irpef della madonna che la lascia tramortita. Medita di cambiare casa, poi cambia solo stanza.

– Saluta amica A. che emigra a Milano, poi la incontra casualmente in stazione centrale con grandi abbracci e grida di giubilo.

– Passa l’ultimo weekend nella sua casa storica dove è nato tutto tra di loro, ma anche tra lui e qualcun’altra in passato, poi lui lascia la casa e inizia a sistemarne un’altra. Ora che ci pensa, questa casa sarà solo sua, senza fantasmi.

– Entra nel tunnel di google reader e si ubriaca di parole e immagini, foto e fotografi, umorismo, bellezza, informazioni.

– Scopre che di notte da sola può chiedere lo sconto ai tassisti.

– Vede una stella cadente invernale a San Lorenzo, il quartiere.

– Più di ogni altra sensazione, sente la mancanza. È l’anno della mancanza. Aspetta l’anno della presenza. Aspetta l’anno dell’assenza della mancanza. Soffia disperata sotto il fuoco delle speranze. Cerca legna. O acqua. Per non dover più soffiare.
È l’anno del “perché mi manca sempre un pezzo per essere felice” (cit.)


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