Cominciamo dalla fine. Mentre in piedi al bar sotto casa giriamo i caffè macchiati, tutti e due in senso antiorario. E poi vado a prendere l’autobus sotto la pioggia e per dare le spalle alla tua macchina che se ne va nella direzione opposta devo quasi chiudere gli occhi e farmi mettere sotto nel traffico.

E torniamo indietro alla mia stanza, alla luce che filtra, agli uccellini, al ticchettio del termosifone alle sei che stavolta non mi fa incazzare, perché mi sveglio e ti trovo lì, nella mia stanza e nel mio letto. Indietro a mezzo kebab mangiato sul letto mentre guardi i libri giapponesi che ti sto dando, mentre scelgo il libro antico che mi regali.

Indietro a quando mi abbracci, in piedi in mezzo alla stanza, e mi dici una cosa con il tempo futuro che mi fa strizzare gli occhi sulla tua spalla e mi leva la voce.

Indietro ai road trip verso roma da lanciano e la radio e il tuo braccio sul volante e le sigarette e i panini di venerdì e nel portabagagli un cestino di rami di salice che qualcuno ha fatto e che ti insegnerà a fare se vuoi, dietro il sedile un bambinello da cinque litri d’olio strizzato dagli stessi ulivi sotto cui hai camminato, rastrellato dalle stesse mani che hanno intrecciato il cestino, maneggiato il metro da muratore e preparato la cicerchiata e l’ossobuco e gli arrosticini e tenuto in braccio me che adesso tieni tra le braccia tu, di notte, con la luce che filtra dalla finestra e lo shhhh delle macchine di notte sull’asfalto bagnato.

Indietro a tutte le parole e gli idiom dialettali che impari per osmosi mentre mangiamo con gli altri e tu ridi e parli poco e assimili tutto e vedi di che personaggi mi circondo, alle strade che ti indico, svolta qui, girà lì, vai dritto, qua ci ho fatto le medie, qui ci stanno le orecchie degli ortonesi, qua ci si buttavano le persone, quindi adesso di notte è chiuso, questo qua nel mille e cento stava già qua, e andiamo al mercato coperto a comprare due caciotte da una signorona col grembiule e il vino e qua c’è san rocco e infatti arriva anche il cagnolino e poi tutta la strada fino a santa maria maggiore sulla muraglia col vento e la Majella in lontananza che piano piano si toglie la vestaglietta di nuvole e si fa vedere poi tutta gnuda e innevata e dopo oh è mezzogiorno e questo è il cannone che spara a salve tutti i giorni a mezzogiorno che serviva per dire ai contadini Guardate che si magna e quindi andiamo pure noi a magnare, indietro a sabato e a Emma che ti mette la zampa sul braccio e tu che le rispondi Amici, sì, amici, a Lalla coi ricciolini sulla pancia in totale abbandono al grattino che io ti spiego che ai gatti non si fa contropelo ché si incazzano, e tu che coi gommini sotto le zampe ti viene voglia di cancellarci la matita e poi mangiare e parlare e guardare le vecchie foto scoprendo insieme che il mio zio mai conosciuto disperso in guerra era tanto amico del nonno di zamu, spostare la terra e guardare insieme tutte le radici, portarti in soffitta, portarti al mare con un cielo infuocato e tu come al solito raccogli i sassini e io ti fotografo e io ogni volta devo fare uno sforzo per capire che tu e Lanciano, tu e i miei amici, tu e la mia famiglia, tu e il cane, il mare, la montagna, le pallotte, gli arrosticini, il mio letto, non sono un fotomontaggio.

Indietro fino a stamattina, e poi avanti. Andiamo? Andiamo fa anche rima con.

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