Gli enfant prodige, soprattutto quando scimmiottano gli adulti come il piccolo Al Bano della Clerici che mia mamma sta guardando in videocassetta, mi terrorizzano.

In compenso devo confessare che mi piace(va) Ballando con le stelle.

Lavoro, traduco, mangio e dormo. Sono in ritardissimo con la consegna e mi sento in colpa quindi rifiuto inviti a uscire per autopunirmi.

Una Converse fa primavera.

Sono entrata in possesso di Halina grazie a egli che l’ha sottratta al mercatino e me l’ha regalata e butterò via sicuramente i soldi del primo rullino, e del secondo, e del terzo, perché è complicatissima e io non sono buona, eppure quello che mi affascina di più è la possibilità di fare foto imperfette, la sorpresa di quel che verrà fuori dal mio guess focusing (modo sofisticato per dire Stima quanti metri ti separano da quel che vuoi mettere a fuoco, riporta il numero sulla ghiera corrispondente e incrocia forte forte le dita). Sarà un disastro, ma un disastro degli anni settanta.

Ieri notte ho visto un otto volante. E anche un due. Due palloncini a forma di 2 e di 8 abbandonati nel cielo notturno.

Stufa di escogitare stratagemmi per dissimulare una pancia di simil-quattro mesi, e con l’avvicinarsi di una stagione mite e profumata sì, ma che richiede pochi strati e stoffe leggere che mal si conciliano con uno strato sporgente di adipe, e nonostante un fidanzato che grazie allamadonna non ha nessun pregiudizio contro la ciccia e anzi ne vorrebbe di più per il suo magrissimo personalino, per la prima volta in my own vita (©TFM), io sottoscritta godereccia Jun, sono andata dalla nutrizionista. Abbiamo parlato un’ora e mezza, UN’ORA E MEZZA di tutta la mia vita e l’intero menu del bar sotto l’ufficio dove pranzo e di tutte le mie gallette di mais e del mio primo a pranzo e secondo a cena, abbiamo attaccato elettrodi su mani e piedi, abbiamo calcolato masse e fatto istogrammi, ed eccomi qua. La prima dieta della mia intera vita. Che naturalmente comincia martedì, a Roma, mica qua da mamma nel weekend di Pasqua, insomma, c’è un limite a tutto. La cosa che più mi scoccia non è la rinuncia, perché la dottoressa non m’ha messo a pane e acqua, ma è stare a calcolare pesare, pesare e calcolare, almeno all’inizio, quando ancora non sai a occhio quante fette sono 100 grammi di pane, e bere quel litro e mezzo d’acqua che io lo so, mi porteranno a prendere la residenza al bagno, che due palle. Ma vincerò. All’alba di un tre-quattro mesi a partire da adesso.

Sono molto tranquilla, e penso molto. A volte mi dimentico di mettere le cuffie, per quanto penso. Ho una radio in testa.

Non capisco perché quando capita che un autobus dell’Atac non parte (e il guasto è sempre lo stesso, a un certo punto l’omino accelera sempre più forte, disperato e non succede niente, VVVUUUUUUUUUUUUUU, e tutti fermi a guardarsi in faccia), dicevo, non capisco perché tutta questa gente con una vita sessuale evidentemente grama e insoddisfacente se la prende con l’autista e comincia a borbottargli contro. Ma che deve fa’? Ma non è mica colpa sua! Ma che vuoi? Ma scendi e prendine un altro, no? Povero omino. Fare l’autista dell’Atac dev’essere un lavoro di merda.

Io ieri notte, lo giuro, tra gli ulivi che circondano casa mia in abruzzolandia, ho sentito l’Uccello che Girava le Viti del Mondo.

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