Una è che martedì vado a ritirare le prime foto di Halina, gagliarda cinquantenne in mano a incompetente trentenne, dio solo sa cosa le ho fatto partorire, che neanche sapevo riavvolgere il rullino e me l’ha dovuto dire quella del negozio che sotto c’era un pulsantino da tenere pigiato mentre giri la rotella, e meno male che non ho forzato sennò strappavo tutto.

Un’altra cosa bella è che adesso ho pensato che lunedì, quando riaprono i negozi, mi vado a comprare la lonely della francia, perché incrociando le dita quest’estate macchina, tenda e castelli, campi di lavanda, mare, montagna, autoctoni odiosi, baguette, oui, merci, au revoir. Dovrò anche fare un ripassino de la langue, parce-qu’ils sont notoriamente très très cordiali con chi non gli parla la lingua loro.

Un’altra cosa sono i weekend con la Mini nei campi di fiori gialli e foto e api e ruderi abbandonati, e la spesa dietetica in cui tu ti allinei alle mie scelte per solidarietà e devo pregarti di prenderti quel pacco di brioche alla crema per te, che tu mi sei trasparente e pesi meno di me, che diamine, e lunghe notti e il pensiero che la prossima volta tu vieni a Roma, e io ti porto a spasso.

Poi c’è che quando cammini in giro per Roma adesso, tipo, lungo viale regina margherita, e c’è un po’ di vento, ma fa caldo, no? Quando cammini tu ti levi la giacchetta e te l’appendi al braccio, e ogni tanto ti investe una sventagliata fresca goduriosissima mentre cammini e con il fresco c’è il bonus dei gelsomini e dei glicini dei giardini che stai costeggiando, o anche i petali di ciliegi che ti piovono addosso e dici Minchia ma dove sono, a Tokyo?

Poi ti riposi e prendi un po’ di autobus mentre finisci di leggere un libro delizioso di newyorchesi e cani di newyorchesi che tu proprio ti sei affezionata e ti dispiace che sia così breve, e poi rifai un pezzetto a piedi di tiburtina e lì invece gli aranci. Con tutto quel bordello di monossido di carbonio, gli aranci ogni tanto vincono, e tu pensi Hai capito gli aranci.

Poi c’è che sempre mentre cammini e ascolti radio deejay nelle cuffie e i provini di Pinocchio e ti viene da ridere ma ti trattieni perché sennò poi cammini da sola e ridi, incroci una che cammina seria seria e poi di colpo vede qualcuno che conosce e si illumina di colpo con un urletto felice correndo ad abbracciare chissà chi, e tu neanche ti giri a vedere, ché ti è già piaciuto abbastanza spiare quel passaggio lì, dal momento in cui pensi ai fatti tuoi e magari ti annoi o sei stanco, al momento che una cosa inaspettata e bella ti succede e ti si apre tutta la faccia di colpo.

Poi ci sono feste e amici, e tornare a casa con colleghi brilli parlando in inglese alla cazzo, e tradurre Pietralata con Wide Stone e Galla Placidia con Quiet Cock, e poi c’è il sole e il mercatino del primo maggio, e la dieta che continua ma non è così drammatica e quindi ti fai i garganelli col prosciutto cotto e gli asparagi, tutto pesato e a modino e sono buoni e sì insomma, certo che mi manca il gorgonzola, ma ci puoi continuare a girare intorno per un po’, lo puoi fare e pensavi di non potere.

Poi c’è che tra qualche giorno vai a una cena fica in cima al Palazzo delle Esposizioni e ci hai un vestitino nuovo nero con la gonna un po’ a palloncino che starebbe bene a Jenny di Gossip Girl, e tu pesi una trentina di chili di più ma ehi, a gambe lunghe ci siamo quindi what the fuck.

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