Non so perché non scrivo, ogni tanto ci penso, ogni tanto, come una volta, mentre mi succedono cose penso a come le scriverò, e poi però succede che non le scrivo.
Però no, non ho ancora voglia di abbandonare questo posto: è solo una fase di pigrizia narrativa, mentre nella mia vita succedono cose che restano non raccontate.
È tutto tranquillo, mi preparo ad andarmene in Franscia con tenda automobile e consorte, pianifico weekend, sopravvivo zen al caldo, leggo, palestro, lavoro, torno a casa, mi godo il mare, le micizie, la pace.
Ieri mi è capitato uno di quei tuffi nei bauli (telematici), quando ti ritrovi a rovistare in un tripudio di OOOO, AAAA, ma ti ricordi, minchia, ma che ero io davvero, occazzo ma le ho scritte io queste cose. Ci ho fatto le undici, fumando e rileggendo e guardando foto e pensando che di anni sto per farne trentuno e ho già vissuto un numero considerevole di vite. La mia memoria, quando se ne chiude una, impacchetta tutto e mette via, per far spazio al nuovo, e impacchetta così bene che quando mi capita di riaprire lo scatolone, come una novella Steve Urkel mi dico Sono stata io a fare questo?
La cosa bella è che non ho una briciola di rimpianto e tutto quello a cui guardo del passato mi è piaciuto farlo, anche le mazzate, anche quelle rivorrei, un po’ perché, come si dice, mi hanno portato a questo punto anche quelle, SOPRATTUTTO quelle, e un po’ perché essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile.

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