Questo post lo dovete alla Plett, che mi ha fatto sentire in colpa, e che – leggendola – mi ha fatto tornar voglia. Di scrivere qualcosa, qualunque cosa, di tenere nota delle cose degne e delle cose sciocche, in fondo questo blog è pur sempre un diario, e tante volte m’è tornato utile per ricordare date, stati d’animo, scomparti di vita chiusi e lasciati alle spalle.

Partiamo da dove ho lasciato: il girovita è più o meno immutato, ho smesso di perdere peso ma continuo a mangiare come prescritto, meno tirannicamente di prima. Se cucino io, e sto da sola, seguo le regole. Se cucina qualcun altro, o mangio fuori con qualcuno, sgarro allegramente.

Sono stata in Francia – siamo stati in Francia – macinando chilometri con macchina e tenda, vedendo i meravigliosi The National dal vivo ad un fangosissimo festival rock, e ordinatissimi paesaggi bretoni.

Stamane mentre ero con giacca e borsone della palestra in spalla pronta ad uscire di casa mi affaccio alla finestra e viene giù la fine del mondo, così forte da far scattare diversi allarmi antifurto. Grugnisco, e aspetto che spiova un minimo. Sugli autobus miracolosamente trovo per due volte di fila posto a sedere, che mi era indispensabile per finire le ultimissime pagine de Le correzioni di Franzen, iniziato in salita, un po’ soffocata dalla densità, continuato con gusto una volta raggiunto il giusto riscaldamento, finito con dolore e affetto per l’intero cast dei personaggi (tranne Caroline e un po’ Gary, Caroline fai un piacere al mondo, muori).

Il nubifragio mi fa scoprire la playlist It’s raining di Stereomood, fantastica, che lascio andare anche quando – miracolosamente – il cielo torna blu come un puffo. Tra l'altro, sono così grata a Stereomood per la sua esistenza che oggi ci ho donato 5 euro con Paypal e crepi l'avarizia.

Domani vado a conoscere la figlia di un’amica e la cosa mi sembra ancora inverosimile.

Sono ancora innamorata, ancora priva di frangetta, ancora traduttrice serale, ancora serial-addicted. Non mi taglio i capelli da quattro-cinque mesi.

Secondo un test di facebook, sono un'autistica ad alto funzionamento, il che spiega la frequenza con cui vedo i miei amici, o almeno quelli di Roma, laddove per ragioni legate alla mia mancanza di un mezzo di trasporto di proprietà, ai tempi di spostamento, alla stanchezza dell'ufficio, alla notte che scende sempre prima ogni giorno che passa – signoramia – il culo mi pesa sempre un po' di più che a Lanciano (dove nell'arco di dieci minuti mi lavo, mi vesto, mi imbelletto, va a finire che mi do pure lo smalto, esco, parcheggio e ho tempo di fumarmi una sigaretta sul posto di ritrovo).

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