Propositi per l’anno nuovo inaspettatamente ancora saldi.

Mangio bene, leggero, mi porto il pranzo in ufficio, taglio stecchini di carote, prendo il tram con bustoni di frutta in spalla, non mangio dolci. Perdo, piano, inesorabilmente, chili.
Pedalo in palestra, chiudo gli occhi, sudo, mi godo le vecchie canzoni delle playlist dell’istruttore ricordando perfettamente i video di quando studiavo con dietro MTV e quanto, quanto era figa Kylie e il suo sedere piccolo e rotondo, le sue tette miracolose che non sfuggivano mai alla pericolosa tutina.

Poche ore di sonno, perché guardo film su film, telefilm su telefilm, e leggo, ho ripreso a leggere. Ho visto La mafia uccide solo d’estate, Her (meraviglia delle meraviglie, poesia, strazio, bellezza a pacchi. Nelle sale a marzo), American Hustle, The Counselor, La grande bellezza, iniziato Real Humans godendomi l’immersione in una lingua del tutto sconosciuta (lo svedese), godendomi il momento in cui cominci a capire le parole, anche se si tratta solo di Ciao, arrivederci, grazie, mi chiamo, scusa. La HBO sforna il nuovo pezzo forte e il pilot è già fantastico, lo guardi sperando che tenga duro e mantenga il livello.

Esco quasi tutte le sere, tra concerti, cinema, palestra, cene di pesce cucinate da belle amiche minute con gatti enormi, e poi il weekend voglio solo stare a casa, andare al mercato, alla posta, fare la spesa, cucinare, alzare le gambe sulla scrivania e strafarmi di storie, storie, storie, mentre la luce fuori si spegne e inizia a piovere, e sono sola e in pace. Ho dei segreti e me li porto a spasso, in tasca, ad aggiungere pepe alle giornate, segreti che mi fanno sentire molto, molto bella, che mi fanno bene alla pelle, ai capelli, agli occhi.

La domenica mattina mi sveglia una telefonata di richiesta d’aiuto, esaudisco la richiesta sotto il piumone, a mezza voce, calmo ansie, ripeto mantra tranquillizzanti, poi mi alzo, mentre la paziente finalmente dorme. Faccio colazione e poi d’impulso mi vesto ed esco, compro ferri da maglia e lana da Tiger risoluta a imparare, non per il prodotto finale ma per la meditazione dell’atto, salgo sull’amato autobus festivo e sbarco a piazzale Flaminio. C’è il sole, e un vento forte e caldo, piove poco, a tratti, mi picchietta sulla faccia ma non mi da fastidio, varco la soglia di piazza del Popolo e come al solito mi fermo un secondo a guardare, da sola, circondata dai turisti, ad assorbire la bellezza, la domenica, la grandiosità. Cammino col cappuccio e sorrido, nelle cuffie si succedono a caso gli Strokes, St Vincent, gli Eels, The Tallest Man on Earth, Woodkid, Groenland, i National, e cammino verso l’enorme nuovo H&M dove mi aggiro con tutto il tempo del mondo circondata da ragazzette nordiche dalle gambe lunghe e provo vestiti stupidi con sopra gli uccellini, immemore e indifferente ai miei venerandi 34 anni. Parlo al telefono con l’auricolare mentre proseguo su via del Corso, piano, mi faccio raccontare cose, rido da sola, mangio un pezzo di pizza, mi siedo sulle panchine, sorrido alla vista di un tizio che porta a spasso sei, S E I labrador in via Condotti, e alla vista di tutti quelli che si fermano a guardare e sorridono anche loro.

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