Sono passati cinque anni dal mio ultimo post.

Ogni volta che qualcuno mi ha chiesto Ma come mai non scrivi più? io ho dato sempre una risposta un po’ diversa. Non per depistare, ma perché non lo so neanche io. Per tutto il tempo in cui ho tenuto attivamente il blog ho avuto un sogno ricorrente, illuminante, ed era questo: con scenari e situazioni differenti, soffrivo di una mancanza di privacy. Dovevo andare in bagno o fare la doccia, per esempio, e sparivano le porte, arrivava gente. Non erano sogni umilianti. La gente che mi impediva di fare le mie cose neanche mi guardava, ma c’era, e io, ovviamente, non potevo fare quel che volevo fare. Quando ho smesso di scrivere, i sogni si sono diradati. Non penso ci sia bisogno di riesumare Freud per farsi due conti.

Dice e allora che ci fai qui?

Mi manca il valore terapeutico del diario. Scrivere, e mentre scrivi rielabori, riorganizzi, assimili, metabolizzi, decidi quali cose vale la pena conservare, quali immagini, foto, fatti, case, libri, auto e fogli di giornale. Rileggi, e hai una visione un po’ più ordinata del passato, vedi fili che se tieni tutto ammucchiato in uno scatolone non vedi. È davvero come andare in terapia o non andarci. Parlare, scegliere di cosa parlare, elaborare o stare zitti.

Sulle cose importanti, invecchiando, ho preso a stare sempre più zitta, prima per scaramanzia, poi per dolore, e poi per abitudine, fino a non dire quasi più niente. Non mi piace.

Quindi niente, vediamo se so ancora parlare.