Ho in bozza un post a punti da giorni. Ma faccio troppe cose e i punti si moltiplicano.

  • Sono stata quattro giorni a Budapest. Non ci ero mai stata a Budapest. La lingua così aliena è straniante, come il turco, appartenente a un ceppo tutto suo, l’ugrofinnico, che non si mischia con nessun’altro, che non somiglia a niente. Ho imparato sì (egan), no (nem), e ciao (szia), e se fossi ungherese mi chiamerei Szilvia, che poi, con la Z, è come mi chiama una buona dose di amici, e mi fa ridere. La città – come sanno tutti – è meravigliosa, le terme una grande bellezza per gli occhi e la pelle, abbiamo macinato chilometri, natura, palazzi e abbiamo volteggiato tra le cose e l’organizzazione con grande armonia. Bravi tutti;
  • al corso di nuoto abbiamo provato i tuffi. Meglio, hanno provato i tuffi, perché io ho paura e mi sono – per il momento – rifiutata. Ho paura di saltare. Non ho timori concreti, è una fobia generica. La supererò? Certo, prima o poi. Ma forse quest’estate, in Grecia, avendo la possibilità di provarci da sola in santa pace, senza essere osservata, come quando iniziai a fumare e mi fumai le prime sigarette da sola in un parcheggio per fare le prove prima di andare in pubblico, perché sono pazza e perfezionista;
  • Ho visto Fantastic Negrito a Largo Venue ed è stata un’esperienza quasi sessuale;
  • sono stata al Pride;
  • ho visto cento amici;
  • ho visto Morricone per la terza volta alle terme di Caracalla;
  • ho visto Liberato per la prima, insieme a 25000 persone in una nuvola di sabbia di Capannelle, ora forse ho la silicosi;
  • faccio troppe cose e dormo male per il caldo, quando sono in questi vortici di bellezza ho sempre un po’ paura del momento in cui la giostra si ferma. Giugno e luglio sono sempre così, e una parte di me guarda con desiderio all’autunno, quando tutto, di nuovo, rallenta, e tornano giorni sereni e lenti in cui non c’è niente da fare se non starsene alla casa, a guardare Netflix, cucinare, leggere e dormire presto
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